Dia Voa: un documentario su “Chico”, il nuovo CD di Chico Buarque

Lo scorso 20 Giugno tutto il Web ha parlato di “Chico” il nuovo disco di Chico Buarque de Hollanda (anche io ho fatto un post su questo argomento) che è stato messo in prevendita un mese prima del dia de lançamento (20 luglio appunto) e ora a quasi due mesi da questa notizia ho una copia del disco, me lo sono sentito un po’ in sottofondo in questi giorni di riposo e posso parlarne meglio.

Preciso subito che non mi piace fare le recensioni da critico, cioè sciorinando dati, informazioni sugli artisti, tirando fuori cose che nessuno conosce (magari neppure l’artista in questione 🙂 ), o forse non ne ho voglia perchè credo che andare a soffermarsi sulle strutture dei brani, sugli arrangiamenti, sugli strumenti usati, sia qualcosa che può anche non interessare alla maggiorparte delle persone. Io vado molto ad istinto su alcune cose (la musica è tra queste) e parto chiaramente dai miei gusti o dalle mie aspettative. Non mi lascio condizionare dalla storia dell’artista, nel senso che un disco può anche venire male ogni tanto, ma dall’altra parte non c’è nessun desiderio di “distruggere un mito”, di trovare “quello che non va” solo per dire qualcosa di diverso. Tanto più che l’artista in questione è già uno dei miei miti personali da moltissimo tempo e quindi sarebbe proprio difficile tirarlo via dalla lista dei preferiti (per dirla come iTunes), sarebbe come cancellare intere giornate della propria vita o momenti belli che sono legati anche alle sue musiche, perchè in quei momenti c’era lui in sottofondo.

Di questo disco mi piace soprattutto il fatto che c’è poca roba e tutta di grande qualità (poche tracce, pochi strumenti, arrangiamenti scarni), come dice Chico stesso è un “disco quasi minimalista” ma non è un disco semplice: si parla di più di un anno di registrazione, di prove di affinamenti dei brani. Sembra quasi che in questo disco l’idea principale in partenza fosse quella di mettere meno roba possibile per non affossare l’idea, preservando la spontaneità dell’esecuzione dal vivo. Forse pure il titolo è stato scelto con questa idea di semplicità in mente: cosa c’è di più semplice del proprio nome? Poi è una cosa che ben si lega con la riservatezza dell’uomo Chico Buarque che ben conosciamo.

Per spiegare “Chico” non c’è niente di meglio che il documentario che la Biscoito fino (l’etichetta discografica) ha realizzato e che spiega tutte le fasi di realizzazione di questo lavoro e l’idea che c’e dietro. Io credo che sia un documento eccezionale per capire bene cosa c’è dietro questo CD e per capire anche le motivazioni che hanno portato Chico a ritornare alla musica, dopo una pausa abbastanza lunga che lui ha riempito con una tournée e con la parentesi di scrittore (“Leite Derramado” è il titolo del suo ultimo romanzo). Nel video chico parla di come il momento di ritorno sia stata una canzone scritta dal suo amico e collaboratore Ivan Lins che gli era piaciuta talmente tanto da “prenotarla” scrivendo un testo “mostro” come lo chiama lui, giusto per marchiarla e non lasciarla affidare ad altri. Veramente interessante questo documentario (grazie alla mia amica Van che mi ha segnalato il link 🙂 ).

Il documentario che si chiama “Dia Voa” ha dei momenti anche molto divertenti, come quando Chico spiega il suo primo contatto con Garage Band, il programma per la realizzazione delle musiche che esiste in ogni Mac e che lui ha usato per inviare le sue prove di registrazione ai suoi collaboratori, sostituendo il vecchio sistema della cassettina e poi del CD. E’ un pezzetto divertentissimo nel quale lui spiega come la sorella Miúcha sia stata la sua consulente informatica e gli ha fatto capire come esportare la registrazione in formato MP3 e come inviarla ai suoi musicisti. Ho trovato molto bello questo aspetto umano di Chico che si scontra con la tecnologia (lui dice spesso youTunes nel video contraendo iTunes e Youtube 🙂 ) ma che alla fine riesce ad utilizzarla proficuamente.

Adesso un po’ di video presi dalla pagina youtube di Biscoito Fino. Il primo è il documentario di cui parlavo sopra (è un po’ lungo ma vale la pena di guardarlo…è in portoghese ma anche se non conoscete la lingua conviene fare uno sforzo per capire, è comunque molto bello vedere il “dietro le quinte” della realizzazione di un disco, poi c’è molta musica… vale veramente la pena)

Il secondo è il mio pezzo preferito del disco (ce ne sono altri ma questo samba mi piace tanto per la musica di Ivan Lins e per il testo molto divertente di Chico). Si chiama “So Eu” ed è l’emblema della semplicità di cui dicevamo sopra: una chitarra, un basso, batteria, un tamburim, due fiati (trombone e sax tenore), Chico e Wilson das Neves, il suo batterista in questo caso cantante, che da al pezzo un atmosfera molto particolare con la sua voce da cantante di boate.

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One thought on “Dia Voa: un documentario su “Chico”, il nuovo CD di Chico Buarque

  1. Com certeza um cd pra se ouvir com calma, prestando atenção as letras…aos sons dos instrumentos…aos detalhes. Poético, como tudo que o Chico faz! Para quem ouviu o cd, o documentário completa o cenário nos revelando os bastidores desse novo trabalho…gostei muito!

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