Anita Malfatti e quella strana esperienza del treno

Oggi voglio parlare un po’ di Anita Malfatti, una famosa pittrice brasiliana del periodo del modernismo, che visse a cavallo tra il 1800 e il 1900, quindi in un epoca storica densa di problemi ma ricca anche di fermenti artistici importantissimi. Lo faccio anche per questioni di “quote rosa”, perchè mi ero accordo che nella sezione “pittura” del blog non c’era una adeguata presenza femminile, e non mi sembrava giusto tralasciare il ruolo fondamentale che le donne hanno apportato alla cultura brasiliana del novecento, nella pittura come in altri settori (il discorso continua anche ai giorni nostri chiaramente e riguarda tutti i settori della società).

Ma voglio parlare soprattutto di Anita Malfatti perchè lei era “una tosta”, come si direbbe con il linguaggio di oggi, che non apprezzava le mezze sfumature: una donna tenace, coraggiosa, sicuramente molto moderna (ricordo che siamo agli anizi del ‘900 e viaggiare in giro per il mondo non era facile per una donna, soprattutto brasiliana) e anche un po’ pazza nel senso buono, a giudicare da questo episodio della sua adolescenza che racconta lei stessa e che ho letto da wikipedia portoghese. Questo racconto mi colpito veramente tanto al punto che lo voglio riportare (traducendolo velocemente):

Eu tinha 13 anos, e sofria porque não sabia que rumo tomar na vida. Nada ainda me revelara o fundo da minha sensibilidade[…]Resolvi, então, me submeter a uma estranha experiência: sofrer a sensação absorvente da morte. Achava que uma forte emoção, que me aproximasse violentamente do perigo, me daria a decifração definitiva da minha personalidade. E veja o que fiz. Nossa casa ficava próxima da educada estação da Barra Funda. Um dia saí de casa, amarrei fortemente as minhas tranças de menina, deitei-me debaixo dos dormentes e esperei o trem passar por cima de mim. Foi uma coisa horrível, indescritível. O barulho ensurdecedor, a deslocação de ar, a temperatura asfixiante deram-me uma impressão de delírio e de loucura. E eu via cores, cores e cores riscando o espaço, cores que eu desejaria fixar para sempre na retina assombrada. Foi a revelação: voltei decidida a me dedicar à pintura. (Anita Malfatti)

Avevo 13 anni e soffrivo perchè non sapevo che corso dare alla mia vita. Niente ancora mi aveva rivelato il fondo della mia sensibilità. Decisi per questo di sottomettermi ad una strana esperienza: subire la senzazione assorbente della morte. Credevo che una forte emozione, che mi avesse avvicinata violentamente al pericolo, mi avrebbe aiutato a decifrare definitivamente la mia personalità. E guardate che feci. La nostra casa era vicina alla stazione di Barra Funda. Un giorno uscii di casa, legai molto strette le mie trecce di bambina, mi straiai sulle traverse dei binari e aspettai che il treno passasse sopra di me. Fu una cosa orribile e indescrivibile. Il rumore assordante, lo spostamento d’aria, la temperatura asfissiante mi diedero una impressione di delirio e pazzia. E vidi colori, colori e colori graffiare lo spazio, colori che avrei voluto impressionare per sempre nella mia retina stravolta. Fu una rivelazione: ritornai decisa a dedicarmi alla pittura. (Anita Malfatti)

Chi si straia sui binari per farsi passare il treno addosso, per “trovare una dimensione”,  “per vedere l’effetto che fa” (come diceva Jannacci in una sua famosa canzone) è delle due una: o è una persona travolta dal delirio della pazzia o è una persona di una forza e una determinazione non comune. Per Anita Malfatti io opterei per la seconda accezione, perchè questa donna era stata già provata dalla vita, nascendo con una atrofia alla mano e al braccio destro, che la aveva costretta a sviluppare l’altro arto per scrivere e poi per dipingere. Poi aveva perso il padre che sostentava la famiglia e nonostante tutto, in un periodo non facile a cavallo della prima guerra mondiale, aveva studiato in Germania, negli Stati Uniti formandosi nelle migliori scuole di arte del tempo, grazie all’aiuto di un suo zio ma anche grazie alla sua tenacia e al suo coraggio.

Veniamo ai suoi quadri che ho scelto dall’archivio malfatti in base ai miei gusti e anche cercando di rappresentare momenti, luoghi e personaggi importanti della sua vita (metto un piccolo commento vicino ogni immagine):

L’interno di un appartamento tedesco dove Anita visse nel periodo della prima guerra mondiale Un paesaggio ad olio del suo amato Brasile che rispecchia la sua parte tradizionalistica
 
Un quadro un po’ espressionista a pastello del poeta Mario de Andrade, uno dei fondatori del modernismo brasiliano Un esempio di ritratto ad olio che era un soggetto che Anita preferiva particolarmente

In definitiva una donna eccezionale, una artista completa che padroneggiava molte tecniche e che ha sempre lottato per affermare un modo nuovo (moderno appunto per riferirsi alla sua corrente) di vedere il mondo, cosa ancora più difficile in una nazione che era fortemente radicata alle sue tradizioni. Per concludere come sempre un link all’archivio Malfatti creato dalla famiglia e da un gruppo di critici e apassionati d’arte

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2 thoughts on “Anita Malfatti e quella strana esperienza del treno

  1. Gostei muito do post…e o trecho onde ela descreve o episódio do trem é realmente impressionante. Também acho que ela deve ter sido uma mulher muito forte, principalmente considerando a época em ela viveu. Mesmo com obras tão fantásticas, com certeza Anita deve ter sido muito julgada por ser artista sendo mulher em uma época dominada por homens, assim como tantas outras, cantoras, pinturas e mulheres de personalidade forte que deixaram sua marca na história…

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