Acarajé: il cibo degli Dei

Ogni paese ha le sue tradizioni culinarie, le sue ricette ed i suoi piatti tipici ed a volte anche spostandosi di poco su un territorio si possono assaporare varianti molto gustose di una stessa ricetta. Questo fatto dipende chiaramente da moltissimi fattori: principalmente dalla storia, dalla cultura di un posto, poi dalla disponibilità di determinate materie prime necessarie alla realizzazione delle pietanze. Ma in certi casi è una questione anche di casualità (quante ricette sono nate per puro caso, magari sbagliando un ingrediente?) e in certi casi il fatto di usare un determinato procedimento di realizzazione di una pietanza è stato dettato in passato anche dall’esigenza, ad esempio, di trovare un modo più semplice di trasportarlo con se e di consumarlo fuori di casa.

In Italia chiaramente non mancano le prelibatezze, i prodotti tipici e le ricette che ci invidiano in tutto il mondo: una per tutte la pizza. Spesso girando per i paesi esteri ci imbattiamo in tentativi di imitazione delle nostre specialità che non si avvicinano nemmeno pallidamente all’originale (per noi che conosciamo l’originale è facile individuare un “volgare tentativo di imitazione” e tenercene a debita distanza, ma molti ignari consumatori non sanno neppure cosa si perdono). L’ Italia è senza dubbio un riferimento dal punto di vista di eno-gastronomia, ma visto che questo blog è tematico, oggi voglio parlare di un piatto brasiliano (ma va? 🙂 ) che finora avevo soltanto visto nelle immagini di Internet, e che finalmente ho provato e mi ha colpito per il suo sapore molto particolare.

Si tratta dell’ Acarajé una specie di pizzetta (chiedo perdono a tutti i Bahiani per la semplificazione), fatta friggendo in olio di dendé una pasta di fagioli macinati e cipolla aggiustati di sale, ed eventualmente condita con alcune salse di accompagnamento.  Acarajé significa “palla di fuoco” ed effettivamente va consumata con molta attenzione perchè il modo migliore per assaporarla è appena fritta (na hora come si dice in brasile), quindi quando è bollente. E’ un po’ come il pomodorino di Fantozzi, per capirci: “fuori freddo, dentro palla di fuoco a 18000 gradi”  :D.

Prima ho chiesto scusa ai Bahiani per aver definito questo cibo una “pizzetta”, intanto perchè l’Acarajé non è solo una semplice pietanza “per turisti”, che si consuma per strada a Salvador e negli altri posti del paese (è un piatto tipico del Nordeste del Brasile), un po’ come a New York si mangiano gli Hot Dogs per fare un paragone. E’ un piatto che ha una importanza talmente grande da essere regolamentato a Bahia anche con delle norme cittadine.

E poi, soprattutto, si tratta di un alimento sacro per gli adepti del Candomblé, che viene preparato con una certa ritualità, infatti dovrebbe essere preparato solo dai “figli dei santi” non modificando mai la ricetta tradizionale, e dovrebbe essere servito in un certo modo (vestendo di bianco il colore base di questo culto). Il motivo di queste attenzioni è legato al fatto che l’Acarajé era nientepopodimeno che il cibo preferito della Dea Iansā una delle due mogli del Dio Xangô, insomma personaggi fondamentali del Candomblé. Considerando che Iansã è la dea dei venti e della tempesta, e suo marito il dio del fuoco, dei fulmini e del tuono bisognava trattarli bene e per questo bisognava preparare con molte attenzioni l’Acarajé.

Voglio finire questo post con la ricetta dell’Acarajé, in genere non lo faccio mai perchè sul Web ci sono moltissimi siti tematici sulla cucina brasiliana, ma ogni tanto ci vuole uno strappo alla regola. La ricetta è abbastanza semplice (come buona parte dei piatti brasiliani) ma non va presa sottogamba, in dettaglio vediamo anche come sostituire gli alimenti tipici con alcuni “di ripiego” (e qui sono sicuro che i lettori brasiliani del blog schifati abbandoneranno definitivamente la lettura 😀 ):

Ingredienti:  1 kg di fagioli secchi triturati (ci vorrebbero dei fagioli tipo fradinho ma se non li trovate vanno bene i cannellini) / 1 cipolla media / sale / uno spicchio d’aglio / olio per friggere (EVO o di semi nel caso non troviate come probabile quello di dendé)

Preparazione: lavare i fagioli, lasciarli a mollo per almeno 3 ore, scolare l’acqua e metterli nel frullatore con tutto il resto degli ingredienti fino ad ottenere una pasta. Rimestare la pasta per farla diventare morbida e schiumosa e poi friggere in olio bollente. A questo punto bisognerebbe aggiungere il contorno tradizionale (le insalate come quella di gamberi o le salsine come il vatapá) ma diciamo che per un livello base può essere troppo per il momento.

Consumazione: chiaramente non voglio darvi suggerimenti per mangiarlo, ognuno fa come gli pare: con le mani, con la forchetta e cucchiaio (orrore!)…l’unica accortezza è quella di non buttarne nemmeno um pedaçinho perchè la dea Iansã ( dea dei venti e della tempesta), e suo marito Xangô (il dio del fuoco, dei fulmini e del tuono) potrebbero non prenderla benissimo 🙂

Buon appetito!!

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4 thoughts on “Acarajé: il cibo degli Dei

  1. Che buono che è l’Acarajè, anche se l’olio di dendè non fa certo bene alla salute per noi europei. Ogni tanto l’assaggiavo a Piatà, una spiaggia di Bahia. Le venditrici di acaraje nel loro vestito bianco tradizionale, mi dicevano alcune ragazze che praticavano il candomblè.
    Iansà è stata sincretizzata in Santa Barbara e si saluta così:
    “oya eparrei”

    Il candomblè mi stuzzica, vorrei fare un post esaustivo, ma ne so poco e non ci sono in giro molti libri e il web è frammentario.

    • l’acarajé che ho provato io fatto secondo la ricetta (da una signora brasiliana DOC) ma fritto in olio di semi (credo) perchè all’ultimo momento non potevamo procurarci quello di dendé che comunque contribuisce al sapore.
      Per il candomblé è effettivamente un bel casino, anche se è molto affascinante…qui ogni tanto ne parlo ma sempre a pezzetti (pure perchè bene o male centra sempre 🙂 )
      ciao
      V.

  2. L’olio di dendé è, in realtà, l’olio di palma crudo. Nella mia ricetta ci sono anche i gamberetti secchi. I prodotti si trovano in Italia nei negozi africani o cinesi e l’olio di palma (dendé) deve essere mischiato con il 10% di olio di soja o semi varie, altrimenti l’acarajè non frige bene e assorbe troppo olio.

    Dove cavolo hai trovato quella bahiana?
    🙂

    • Infatti per la seconda versione , che farò io con le mie manine 🙂 , cercherò di procurarmi tutti gli ingredienti e seguirò queste tue indicazioni

      la bahiana è venuta fuori da una ricerca per immagini di google con chiavi di ricerca “acarajé” + “bahiana”… secondo me non sta neppure friggendo acarajé ma ci stava bene come immagine 🙂
      ciao
      V.

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