Carnet de Voyage #7: Favelas – Chiesa e strage della Candelária

Riprendo oggi a scrivere sul blog dopo un periodo di stasi dovuto ad una serie di motivi, non ultimo la mancanza cronica di tempo libero. Sinceramente estava com muita saudade 🙂 e per questo mi riprometto di ritagliarmi un po’ di tempo in futuro per raccontare di questa mia passione per il Brasile che comunque, nel frattempo, non si è sopita affatto. Anzi. Ho collezionato vari appunti, links, spunti per articoli e seguiranno altri post sugli argomenti usuali e anche su altre cose che ho in mente di realizzare.

Ma veniamo all’argomento di questo post: continuiamo oggi la serie dei “Carnet de Voyage“, dei quaderni di viaggio sulla città di Rio, una serie di aquerelli cominciata tempo fa che raccontano i luoghi più significativi (per me chiaramente) della città e che potete trovare interamente qui, compreso le motivazioni iniziali che l’hanno ispirata. Questo è il settimo appuntamento e tratta di due argomenti che ho voluto collegare insieme intanto perchè sono due tavole consecutive del libro, poi perché trattano della stessa situazione di fondo: povertà, favelas e favelados, discriminazione e conseguenze estreme di questi aspetti.

La prima immagine è una tavola doppia e rappresenta uno scorcio di una favela. Potrebbe essere una favela qualunque: Rocinha (che è la pià grande, una sorta di città nella città), Mangueira (che da il nome ad una famosa scuola di Samba), Cidade de Deus (che è stata portata a conoscenza del grande pubblico con il film omonimo). In effetti il disegno è solo un pretesto per inserire nel percorso del quaderno una nuova dimensione del Brasile, poco conosciuta o, in certi casi, conosciuta solo attraverso la rappresentazione cinematografica o documentaristica che, come sappiamo, spesso falsa la realtà delle cose.

 

Sulle favelas si potrebbe parlare tanto ed io, in questo blog, nel corso di questi anni l’ho fatto spesso. E’ sufficiente scrivere “favela” nel campo ricerca per essere indirizzati a molti contenuti: quadri, discussioni più generali come questa o legate ad avvenimenti particolari. Per me le favelas rappresentano anche un soggetto pittorico affascinante, per via delle forme geometiche precise e dei colori, mi ricorda un vecchio quadro di Guttuso che aveva come soggetto i rottami di uno sfasciacarrozze. E’ da lì che ho capito che non c’erano soggetti ideali e che tutto quello che ispira va bene. E’ chiaro che non si può non considerare le storie che sono racchiuse dietro queste case costruite in maniera selvaggia, strappando il suolo alle montagne con l’unica consolazione, forse, di avere una visuale su uno dei panorami più emozionanti del mondo: la baia di Guanabara.

La seconda immagine parla proprio di una di queste storie. Prima di tutto vorrei dire che questa è l’unica pagina senza colori del quaderno. Ho preferito fare così perchè mi è venuto in mente quello che diceva Picasso su Guernica che era stata dipinta in toni di grigio perchè “il colore era andato via”, non aveva più senso di esistere in quell’attimo che separa la vita dalla morte.

 

E questa pagina oltre a rappresentare la chiesa di Nossa Senhora de Candelária (Madonna della Candelária) racconta una piccola Guernica, nel senso che nel sagrato di questa Chiesa, poco più di vent’anni fa, si è consumata una delle stragi più orribili, a danno dei meninos de rua, i ragazzi di strada che avevano l’abitudine di accamparsi sui giardini che circondano la piazza per passare la notte. Alcuni poliziotti evidentemente in possesso di una loro idea molto personale di giustizia fecero una retata notturna sparando all’impazzata sulle persone che erano presenti in strada. Morirono otto persone. I poliziotti dopo varie peripezie sono tutti (o quasi tutti) in stato di libertà. Paradossi di un paese dalle “grandi contraddizioni”.

Per vedere gli altri post della serie “Carnet de voyage” potete cliccare qui , mentre questo è il link per seguire Brasil Cotidiano su Facebook (e per condividerlo se vi fa piacere).

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