Chapecoense come il Grande Torino

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Molti hanno seguito nelle scorse ore la vicenda dell’aereo schiantatosi in Colombia che trasportava l’intera squadra di calcio brasiliana del Chapecoense, un team di una piccola città dello stato di Santa Catarina di nome Chapecó, che avrebbe dovuto giocare la finale della coppa Sudamericana con i colombiani dell’Atletico Nacional. E’ una vicenda che è rimbalzata sui vari telegiornali, sui social networks, sia per il grande impatto emotivo, sia perchè inevitabilmente tutti l’hanno collegata alla tragedia di Superga del 1949, che vide coinvolto il Grande Torino, praticamente la squadra più forte d’Italia di quel momento storico, visto che buona parte della nostra compagine nazionale era composta da giocatori di questo club.

Io ho appreso di questa notizia da una mia amica brasiliana, che abita nei pressi di questo paese e che mi ha informato sul fatto in se e sugli effetti che questa vicenda sta producendo in Brasile, o país do futebol, quindi particolarmente sensibile rispetto a tutto ciò che gravita intorno a questo mondo. Spesso il lavoro mi tiene separato dal mondo che mi circonda, di cui mi riapproprio solo ogni tanto, quando qualche frammento di informazione mi consente di recuperare i contatti con la realtà. Per questo motivo, trovare nella casella di posta una mail di una persona a cui voglio bene che accenna a questa vicenda mi ha dato da subito l’idea della tragedia. Ho girato per il web in cerca di informazioni, per via delle 3 ore di distanza oraria ho potuto seguire TG brasiliani delle grandi emittenti, ho letto un po’ di notizie di giornali online brasiliani e non, e tutto mi ha trasmesso immediatamente il grande impatto emotivo che questa notizia sta rappresentando per tutti i brasiliani, nessuno escluso. La cosa particolare è che questo paesino, Chapecó, e tutto lo stato di Santa Catarina non hanno mai avuto l’onore di giocare una finale di un evento così importante come la coppa sudamericana, quindi, se può avere un senso collegare le due cose, al tragico epilogo si aggiunge anche il rimpianto di aver perso una opportunità importante. Ma non ha senso collegare le due cose… mi rendo conto.

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Sempre navigando un po’ sulla rete ho trovato alcune notizie che mi sono sembrate molto belle: intanto l’omaggio della squadra con cui il Capecoense si sarebbe battuto, l’Atletico Nacional, che ha offerto la vittoria a tavolino come segno di rispetto. Poi, rimanendo in tema di omaggi, il commosso messaggio del Grande Torino che ha affidato il suo cordoglio ad un breve comunicato stampa nel quale si rimarca il triste destino che da oggi “lega indissolubilmente” le due squadre.

Vorrei chiudere questo breve post con i versi di un poema di Mario Quintana, che nel suo modo molto semplice di vedere il mondo, diceva che A morte deveria ser assim: / um céu que pouco a pouco anoitecesse / e a gente nem soubesse que era o fim

Io spero che la morte per questi ragazzi, i loro tecnici e i giornalisti e tutte le altre persone sia stata un cielo che si è scurito poco a poco…

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