Para viver um grande amor: il riscatto dei favelados

para_viver_um_grande_amorMi è capitato nei giorni scorsi di assistere finalmente ad film storico della cinematrografica brasiliana che avevo pianificato di vedere da tempo: Para viver um grande amor. Per la verità questo titolo rimanda a molte cose: c’è un libro di Vinícius de Moraes che si chiama così, una sua poesia tratta da questo libro e anche un disco che o Poetinha realizzò con Toquinho qualche anno dopo. Ma in questo post, come immagino si sia capito, parlerò del film, una commedia musicale che e la trasposizione cinematografica del musical di successo Pobre menina rica, con le musiche composte da Carlos Lyra e i testi di Vinicius de Moraes.

La colonna sonora è veramente molto presente (è difficile quasi trovare un momento di dialogo senza una musica in sottofondo) e si arricchisce di altri brani scritti per l’occasione da Tom Jobim con i testi di Chico Buarque (che ha realizzato anche la sceneggiatura insieme al regista Miguel Faria Jr) e da Djavan (che è anche il protagonista della storia insieme a Patricia Pillar).

schermata-2016-10-23-alle-11-58-40Il film si basa su un “format”, come diremmo oggi,  molto collaudato: una improbabile (almeno sulla carta) storia d’amore tra un ragazzo povero e una ragazza ricca sullo scenario di una Rio de Janeiro bella de tirar o folego (da togliere il fiato). Già dall’inizio della narrazione si è immersi nelle contraddizioni tra questi due mondi: ad una scena dei favelados che scendono dai “morros”,  al ritmo del famoso “samba do carioca” si contrappongono le vicende di vita di una famiglia di imprenditori impegnata in una sorta di nuova colonizzazione, la costruzione di appartamenti e alberghi di lusso, con l’ambizione di cambiare totalmente lo scenario della Città Meravigliosa.

schermata-2016-10-23-alle-12-13-25L’originalità della trasposizione cinematografica è proprio in questa dimensione della trasformazione che fa da scenario alle differenze di classe e che porta i ricchi a fuggire all’estero per perfezionare i propri affari, anche alla ricerca di un esotismo al contrario, quasi disprezzando le bellezze naturali e le tradizioni carioca. Contemporaneamente i poveri riempiono i vuoti da loro lasciati, abbandonando la precarietà delle favelas e espandendosi nei confortevoli appartamenti ormai deserti. E’ chiaro che questa situazione è una utopia, una forzatura della sceneggiatura, che  la commedia musicale rende molto plausibile, ma di fondo c’è una storia reale: la vera trasformazione che il brasile degli anni ’70 stava attraversando, sia dal punto di vista urbanistico (la costruzione della Rio che conosciamo oggi si completa proprio in quel periodo) che dal punto di vista sociale, con le classi sociali che diventano sempre più definite e portano con se, con un segno molto netto, le conseguenze delle divisioni sociali.

d2f84e52-1551-48c1-b4c1-b8f535b3be3d_largeCome faccio spesso, prendo a pretesto un elemento per poi sfociare in un altro argomento. Questo film si presta a molte divagazioni ma è difficile non parlare della musica, ed è difficile anche scegliere un brano musicale che possa sintetizzarlo pienamente. Ma c’è un brano che a me piace molto e che racconta tutta la storia di una favelada (interpretata da Elba Ramalho), allo stesso modo di comesuccede con la colonna sonora di Bye Bye Brasil  che racchiude tutto il film e, non a caso, l’autore del testo è lo stesso: Chico Quarque de Hollanda. Il brano in questione è A violeira, che racconta le vicende di una donna caprichosa e nordestina (del nordeste e dal carattere ribelle) che viaggia per tutte le regioni del Paese lasciandosi trasportare dagli eventi e unendosi a diversi amori che gli daranno molti figli. Il destino di questa donna sembra segnato ma lei ha tutta l’intenzione di modificarlo:

“Uma cigana revelou que a minha sorte era ficar naquele Norte e eu não queria acreditar” (una zingara mi disse que il mio destino era rimanere nel Nord ma io non volevo crederci)

e così passando dal Pernanbuco al Ceará, e facendo mille mestieri, dalle statuine di creta fino agli spettacoli di strada la nostra Violeira arriva fino a Rio de Janeiro e Chico tira fuori una serie di versi che io trovo strordinari:

“Ver Ipanema foi que nem beber jurema, que cenario de cinema, que poema a beira-mar. E não tem tira, nem doutor, nem ziguizira, quero ver quem é que tira nós aqui desse lugar” (vedere Ipanema è stato meglio che bere jurema [una bevanda allucinogena], che scenografia di cinema, che poema in riva al mare. E non c’è poliziotto, né medico, né rissa che possa portarci via da questo luogo).

Inserisco di seguito due video presi da Youtube, il primo è proprio la versione del film, cantata da Elba Ramalho:

e il secondo è una interpretazione più moderna di una delle mie cantanti preferite, Monica Salmaso:

 Se vuoi seguire Brasil Cotidiano su Facebook clicca qui per iscriverti e, se ti fa piacere, condividere la pagina.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...