I grandi parolieri della MPB (parte 1): Chico Buarque de Hollanda

IGP_Chico-Buarque

Trattando di musica ho spesso parlato di artisti, compositori, strumentisti, in certi casi anche di persone che lavorano a margine della produzione musicale, ma non ho mai affrontato, se non di passaggio, l’argomento “parolieri” e oggi voglio cominciare a porre rimedio a questa lacuna. I parolieri, in portoghese letristas, sono l’altra metà di una canzone e in Brasile ci sono stati, e continuano ad operare, veri e propri poeti, funamboli del testo e delle emozioni che quest’ultimo riesce a veicolare, capaci di adornare con un verso melodie meravigliose e, in certi casi, di suggerire con il suono di una parola un ritmo o una frase musicale.

Citarli tutti sarebbe difficile, io mi baso sempre su un criterio “strategico”:  nel caso in cui parlando di un argomento dovessi dimenticare un protagonista importante mi giustifico dicendo che parlo di quello che mi piace e mi emoziona :). Questo post sarà il primo di una serie di post dove parlerò di parolieri che hanno con il loro lavoro contributo a rendere la MPB qualcosa di veramente unico, perché la melodia entra nella mente, a volte come un tarlo, ma è attraverso le parole che si comunicano buona parte delle sensazioni e si descrive la situazione (a volte anche ideale) che il brano vuole trasferire.

Con questo primo post vorrei partire da Chico Buarque. Potrebbe sembrare un affronto, una mancanza di rispetto verso autori di testi più conosciuti, più autorevoli, ma per me Chico è veramente unico come paroliere. Forse più che come musicista come del resto afferma lui stesso: “se avessi nelle mani la metà dell’abilità che ho nei piedi sarei un musicista molto migliore” diceva in un documentario riferendosi alla sua (presunta) abilità di giocatore di futebol (Chico è un grandissimo appassionato di calcio e ha anche una squadra personale il Polytheama). Dei suoi brani famosi molti sono stati scritti per quanto riguarda le musiche em parceria com altri grandi musicisti: Tom Jobim, Francis Hime, Edu lobo, Carlos Lyra, Roberto Menescal, Cristovão Bastos, Ivan Lins, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Ma con Chico in sostanza tutti i grandi nomi hanno collaborato perchè lui è un maestro del verso, è capace di mettere un testo sotto musiche impossibili. Come dimostra questo video-scherzo fatto ai danni (ma visto che si è concluso bene potremmo dire anche a favore) del bassista storico del suo gruppo, Jorge Helder che viene prima preso in giro e poi riceve la sorpresa di avere come “regalo” un testo di Chico su una musica sua 🙂 Deve essere una bela soddisfazione anche se all’inizio lo hanno fatto parecchio arrabbiare.

Ma veniamo ad alcuni aneddoti che sono sempre piacevoli e che Chico racconta sempre. Ad esempio quello che sta dietro una delle sue canzoni più belle, Quem te viu quem te vê un samba tradizionale scritto originariamente per Nara Leão che aveva un testo lunghissimo proprio perchè la cantante avrebbe dovuto scegliere solo alcune strofe. Nara registro tutto! Ho scelto questa versione perchè è molto minimale, voz e violões: Chico e il maestro Luís Claudio Ramos (suo chitarrista e arrangiatore) storico.

Questo episodio appena raccontato mi ha sempre fatto pensare a tutti i retroscena che sono contenuti dietro alle canzoni e a come spesso la versione che giunge a noi è il risultato di tante scelte non solo artistiche. Ad esempio verso la fine di questa intervista con Ana Carolina Chico parla di come nella realizzazione di un disco, con il lavoro già finito, già stampato lui chiese alla etichetta di cambiare una sola parola del testo, una sola, con grande disappunto dei produttori che avrebbero per questo motivo dovuto rallentare il meccanismo molto sincronizzato della uscita di un lavoro discografico. Ritornò in studio, registrò di nuovo solo quella canzone, rifecero il missaggio e tutto. Capricci di divo? Non credo… nel video Chico spiega che in quel momento il significato di quella parola era la cosa più importante del mondo. Non sarebbe stato il suo disco se non fosse entrata quella parola lì al posto dell’altra. Un paroliere è anche questo. La parola è tutto. E un paroliere bravo come Chico gioca con le parole, com o duplo sentido, ad esempio Cálice uno dei sui pezzi più famosi, scritto in collaborazione con Gilberto Gil è in sostanza un pezzo che si alterna tra due sensazioni molto vicine: il dolore (il calice della tradizione cattolica) e il cale-se (stai zitto in portoghese) che evidentemente, insieme al dolore, rimandava alla dittatura.

Un altro aneddoto bellissimo riguarda il testo della canzone Atrás da porta  scritta da Chico insieme a Francis Hime. Nella casa di quest’ultimo Chico ascoltò la musica, gli piacque molto escrisse la prima parte di getto, la seconda non poté essere scritta probabilmente perché il whisky, che girava a fiumi, aveva già fatto danni 🙂 Questa musica rimase incompleta e arrivò all’attenzione di Elis Regina grazie all’intervento di “menesca” Roberto Menescal. La cantante più conosciuta, più amata, più compianta che la MPB abbia mai avuto usciva da una storia di amore che l’aveva provata molto e stava cominciando a ricostruire la sua vita con il pianista César Camargo Mariano ma la loro relazione era all’inizio. Elis chiese dov’era il foglio con la continuazione, le risposero che non c’era e allora lei, innamorata della musica volle che venisse fatto un arrangiamento completo, per convincere Chico a completarla, ma nel momento della registrazione dispensarono i musicisti e optarono per una versione voce e piano, con Elis che riempì la seconda parte cantando solo la melodia. Si dice che Chico, ascoltando quella versione (che non era solo una demo di Elis Regina, ma era la canzone che sanciva il passaggio da una storia di amore all’altra) scrisse la seconda parte di getto. Non so se è vero questo aneddoto, anche se ci sono dei testimoni attendibili come Menescal. In ogni caso questa è una interpretazione di questo classico immortale della musica brasiliana, proprio in una versione di Elis Regina,una pietra miliare che un vero appassionato non può non conoscere.

Il post sta crescendo molto e io avrei tante altre cose da dire, ma soprattutto l’imbarazzo della scelta perchè, se non si fosse capito, ho una particolare passione per questo artista, soprattutto come letrista, come già detto. Invito chi conosce un po’ il portoghese a leggere due testi di questo autore (e l’invito vale anche per gli altri parolieri che faranno parte degli altri post che seguiranno). Chico ha scritto centinaia di canzoni, da quelle impegnate di protesta (come Apesar de você con quei versi che erano un chiaro attacco ai militari “como vai proibir quando o galo insistir em cantar?” come puoi proibire quando il gallo continua a cantare?) a quelle infantili (come Ciranda da bailarina composta con Edu Lobo per lo spettacolo musicale O grande circo místico) a quelle per spettacoli musicali o teatrali (per menzionare ancora Edu Lobo mi viene in mente lo spettacolo Cambaio ad esempio da cui venne tratto un CD) e poi le musiche da “trovatore”  a sfondo sociale (tipo il testo forte e surreale di Geni e o Zepelim joga pedra na Geni / ela è feita pra apanhar / ela é feita pra cuspir  – prendi a pietrate Geni, lei è fatta per essere picchiata e sputata). Senza contare le musiche usate per il cinema, quelle tradotte in italiano (come O Che Sarà di Fossati che era la traduzione di O que será) Insomma è difficile concentrare l’opera di un settantenne con quasi cinquant’anni di carriera nella musica (ma anche come autore di teatro, scrittore) in poche righe. Questo post, come sempre, dovrebbe servire come stimolo: io dico sempre a chi ama la musica brasiliana, di non fermarsi ala forma esteriore o agli aneddoti, ma di sforzarsi di capire il ritmo, gli strumenti, un testo (pure con Google translator in casi estremi, anche se a volte i risultati sono esilaranti 🙂 ) perchè ascoltare solo il pezzo senza capire di che si tratta è come ordinare un babá in pasticceria e vederselo presentare bagnato con l’acqua. Vi piacerebbe godere solo a metà? 🙂

Solo così si può apprezzare il talento di persone come Chico Buarque che, ironia della sorte, hanno cominciato a fare musica cercando di imitare Jobim (citando i suoi versi “Meu maestro soberano / Foi Antonio Brasileiro”) e poi non riuscendoci ha “ripiegato” sul sul modo di fare musica. Metto un ultimo video di una canzone che è il classico ambito nel quale secondo me Chico eccelle come paroliere: le canzoni d’amore. In questo caso il pezzo è di Cristovão Bastos , ed è uno dei miei preferiti Todo o sentimento. Pra mim é de arrepiar, da brividi.

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