Bye Bye Brasil: la fine dell’innocenza

Bye-Bye-BrasillocandinaOggi vorrei parlare di un film che non avevo mai visto ma che stava nella lista dei “film da vedere assolutamente” da molto tempo: si tratta di Bye Bye Brasil, un road movie del 1979 che fu anche candidato alla Palma d’oro a Cannes. Inevitabilmente il discorso si estenderà anche alla colonna sonora omonima, con musica di Roberto Menescal e testi di Chico Buarque, che ebbe molto successo in quegli anni e che descrive, come vedremo in seguito, praticamente tutta la storia del film, rendendo quasi impossibile dissociare le due cose.

Ma partiamo proprio dal film, diretto da Carlos Diegues, che ha rappresentato una pietra miliare per la filmografia brasiliana, per la sua originalità, per il fatto di mischiare commedia e dramma (che per la verità non era una cosa nuova nella cultura brasiliana, sempre bilanciata tra questi due aspetti contrastanti), ma soprattutto per il fatto di mostrare quel momento in cui l’ultimo Brasile tradizionale viene letteralmente travolto dalla modernità, che si stava diffondendo inesorabilmente verso la fine degli anni ’70 in ogni angolo di questa nazione vastissima e diversissima per climi, tradizioni, mentalità.

Bye_bye_Brasil_58Ora, questa cosa del cambiamento rappresenta un problema non marginale per i protagonisti del film, una turma di quattro sgangherati impostori in viaggio in lungo e il largo per la nazione, su un camion-carovana con megafono, alla ricerca di posti abitati da persone semplici e pure, disposte a farsi spennare da un mago ciarlatano (il compianto José Wilker che qui recita veramente benissimo, e questo fa aumentare ancora di più il rimpianto per la sua morte improvvisa) o farsi sedurre da una finta spagnola (la bellissima Betty Faria) e da altri personaggi che sono di contorno e servono per realizzare quell’effetto mambembe, da zingari girovaghi. Questi posti diventano sempre più una rarità al punto che queste canaglie senza scrupolo (ma animate da passioni e buoni sentimenti) si impegnano in un viaggio estenuante verso il nord, verso l’Amazzonia, l’unico posto che viene indicato loro come ancora “puro”, cioè abitato da persone da poter ingannare con giochetti di prestigio. L’Amazzonia é l’unico posto ancora privo delle espinhas de peixe (le lische di pesce), come il gruppo chiamava le antenne della TV, che era odiata come il demonio, perchè veicolava cultura e diffondeva un divertimento più interessante e quasi gratuito.

lord ciganoCome al solito la storia non la racconto fino alla fine, per non togliere il piacere a chi non avesse visto il film di poter scoprire da solo come si sviluppa e finisce. Ci sono solo delle cose che vorrei citare, perchè mi sembrano emblematiche di come, verso la fine degli anni ’70, l’idea di nazione era ancora mal percepita dai brasiliani. Ad esempio c’è una scena del film dove una comparsa chiede ad uno dei membri della carovana chi é il presidente del Brasile (e non riceve risposta tra l’altro), e quando la carovana arriva al nord, in una Amazzonia trasformata dalla costruzione dalla autostrada Transamazzonica, una domanda che viene da un indigeno é “voi siete brasiliani”? Cosa che fa un certo effetto pensando che l’Amazzonia era e continua ad essere comunque Brasile.

Ma passiamo adesso a parlare della colonna sonora, perché ci sono tanti aneddoti che ho scoperto qua e là girando sul web. Anzi per l’occasione vorrei raccontare anche il giro lungo che ho fatto per arrivare a vedere il film e poi decidere di scrivere un post. Sono partito inizialmente dalla canzone. Conoscevo questo pezzo, perchè ne sono state fatte tante versioni negli anni, anche strumentali (io, ad esempio, adoro una versione dei Pau Brazil che sono dei gradi virtuosi e in questo brano che ha melodie e armonie molto particolari ci “sguazzano” bene). In particolare non sapevo che il pezzo fosse di Roberto Menescal, poi ho scoperto questo video qui ed è stato la folgorazione :). Il gruppo si chiama Mecânica dos Solos (si sente l’influenza della facoltà di ingegneria del band leader), esiste quasi da 15 anni, ha registrato già CD e la loro versione è veramente bellissima, con cambiamenti continui di tonalità che anche lo stesso Menescal fa notare alla fine.

Da questo pezzo mi sono messo alla ricerca del testo, degli accordi, mi sono strimpellato la canzone alla chitarra e poi mi è venuta voglia di capire qualcosa di più del film (che si trova facilmente su youtube). Il primo impatto non è stato bellissimo: non mi piacciono i film che non sono contemporanei, cioè ambientati in altre epoche, ma le recensioni erano positive, gli attori che conoscevo erano una garanzia, la colonna sonora era già entrata nel mio cuore. Così l’ho visto e non mi sono pentito di averlo fatto.

espinha de peixe2Due cose solo sul testo che ricalca esattamente il film e non è un caso. Chico Buarque, non si sa se per maniacale perfezione o per mancanza di volontà concluse il testo molto tardi, solo prima di registrare la colonna finale definitiva e quindi poté vedere tutto il film. Il testo racconta di un tipo che telefona con un telefono a gettoni alla sua innamorata e racconta in questa telefonata tutto un percorso che si incastra con quello che la carovana del film fa effettivamente. Ci sono anche delle cose molto sottili, come ad esempio un verso che dice: “aquela aquarela mudou” (quell’acquerello è cambiato), a “aquarela” è evidentemente un riferimento a Aquarela do Brasil, la canzone di Ary Barroso (conosciuta più come Brasil), che raccontava un Brasile ormai passato.Un brasile a cui si poteva dire bye bye.

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