Addio João, Ariano e Rubem

 

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Questo mese di luglio 2014 sarà ricordato in Brasile per una triste coincidenza, la morte di tre persone molto note e amate, tre intellettuali, scrittori e divulgatori che, a diverso titolo e in diversi ambiti, hanno contribuito a formare la cultura popolare di questo paese. Sono autori tradotti in tutto il mondo e conosciuti più o meno anche da noi, quindi in un certo senso è una perdita globale, e comunque è sempre un piccolo dramma quando viene a mancare il  punto di vista privilegiato di un uomo di cultura, anche se a qualcuno questa cosa potrebbe sembrare inutile o “poco pratica”. Non li conosco bene tutti e tre, ho letto solo João Ubaldo Ribeiro, ma voglio comunque lasciare una breve biografia  e tradurre qualcosa di loro come omaggio. Modesto omaggio chiaramente.

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João Ubaldo Ribeiro è stato un giornalista, scrittore e professore universitario. Pur avendo compiuto studi giuridici ha fatto del giornalismo e della scrittura il suo interesse primario; in particolare ha viaggiato molto ed è stato corrispondente dall’estero (dagli Stati Uniti, dalla Germania e dal Portogallo). E’ stato anche professore universitario insegnando sia nel suo paese che in Germania, ma la passione per il giornalismo lo ha marcato così tanto da farlo desistere dal proseguire la carriera universitaria.

Come detto, l’altra sua attività prevalente è stata la scrittura: ha scritto numerosi libri che ormai fanno parte della letteratura popolare del Brasile (come Sargento Getúlio, Viva o Povo Brasileiro), libri che sono stati tradotti in molti paesi (con traduzioni spesso curate dallo stesso autore). Questa produzione letteraria di quasi 20 titoli gli ha consentito di vincere alcuni dei premi letterari più prestigiosi (tra cui il premio Camões nel 2008, il premio più importante per gli scrittori di lingua portoghese). Ma forse il riconoscimento maggiore che gli è stato tributato nel suo paese è stato un posto nella prestigiosa Academia Brasileira de Letras, che come abbiamo detto più volte rappresenta l’istituzione culturale più importante del Brasile.

Qui riporto una intervista del famoso programma Roda Viva (un programma storico della Tv brasiliana Tv Cultura che spesso segue su YT quando l’intervistato è una persona che conosco) fatta proprio a João Ubaldo Ribeiro dove all’inizio lui spiegava il motivo per cui negli ultimi tempi non riusciva più a scrivere: l’impossibilità di concentrarsi sullo sviluppo di una storia per via delle tante richieste di partecipazione a seminari, conferenze e tavole rotonde. Una tendenza moderna che non risparmiava gli scrittori importanti come lui.

suassuna3Ariano Suassuna aveva delle affinità con João Ubaldo Ribeiro: attività di scrittore a parte, anche lui è stato un membro della Accademia Brasileira de Letras, anche lui ha scelto gli studi di giurisprudenza (“direito” come si dice in Brasile) e anche lui ha avuto una parentesi come professore universitario di Estetica. Ma il suo interesse principale è sempre stato la drammaturgia (è stato un appassionato di teatro sin da giovane), la scrittura e la poesia. In particolare la sua produzione è stata sempre molto legata alla sua terra di provenienza Recife e al Nordeste in generale, che ha sempre trattato nelle sue opere teatrali come la sua più famosa, Auto da Compadecida che mischia proprio elementi del Nord est brasiliano con la cultura popolare e religiosa. Lui era estremamente legato alla sua terra al punto da essere uno dei fondatori e sostenitore del Movimento Armorial, che mirava a creare una espressione artistica erudita a partire dall’arte del Nordeste, in tutte le sue espressioni, ma in particolare dal romanzo popolare nordestino, la cosidetta Literatura de cordel.

Traduco un testo che ho trovato sul web e spiega bene secondo me come questo grande personaggio si poneva nei confronti della morte:

“Tenho duas armas para lutar contra o desespero, a tristeza e até a morte: o riso a cavalo e o galope do sonho. E’ com isso que enfrento essa dura e fascinante tarefa de viver.

“Ho due armi per lottare contro la disperazione, la tristezza e perfino la morte: il riso a cavallo e il galoppo del sogno. E’ con questo che affronto questo duro e affascinante compito di vivere.”

alves Rubem Alves è stato uno scrittore ma soprattutto un teologo e filosofo, anche se nel corso della sua vita si è ocupato anche di sociologia ed è stato un educatore molto apprezzato. Probabilmente è proprio questo aspetto dell’educazione ad averlo reso molto popolare e amato: era un divulgatore e riponeva molta importanza nell’atto di insegnare, lui diceva che insegnare era una missione da potare avanti con passione e arte, e che con il sorriso si potevano veicolare significati molto profondi. 

Certamente ha avuto un ruolo fondamentale nella teologia brasiliana, essendo uno degli ispiratori di quella che verrà poi chiamata Teologia della Liberazione che si basa sul fatto che non può esistere una religione che non passi necessariamente per la liberazione dei popoli dalle ingiustizie economiche, politiche e sociali, che nell’America del sud erano (e continuano ad essere per certi versi) particolarmente marcate.  Per ricordare anche Rubem Alves, e la sua maniera gioiosa di trasmettere i concetti religiosi traduco un piccolo pensiero, riguardo quella situazione che si verifica quando la vita ci pone dinanzi a qualcosa (una difficoltà, una perdita):

“Nós somos como as lagartixas que perdem o rabo: logo um rabo novo cresce no lugar do velho. Assim é com a gente: logo a vida volta à normalidade e estamos prontos a amar de novo.
A saudade doída passa a ser só uma dorzinha gostosa.”

“Noi siamo come le lucertole che perdono la coda : presto una coda nuova cresce al posto della vecchia. Così è con le persone: pesto la vita torna alla normalità e siamo pronti ad amare di nuovo. La saudade pazza si trasforma solo in un doloretto piacevole”

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