Pagú, la prima vera donna moderna del Brasile

Patrícia Rehder Galvão - PaguOggi parliamo di un donna brasiliana di quelle forti, che non esiterei a definire, forse in maniera irriverente ma che rende bene l’idea, “una donna con le palle“, probabilmente la prima vera donna moderna e anticonformista del Brasile. Patrícia Rehder Galvão, meglio conosciuta come Pagú, fu una figura eclettica che nei suoi appena 52 anni di vita (morì nel 1962) marcò profondamente la cultura e il costume del Brasile del novecento, agendo nei campi dell’arte (fu principalmente una poetessa, scrittrice, traduttrice e registra teatrale) e del giornalismo.

Era una donna anticonformista, che non passava inosservata, perché si comportava in una maniera che non era consona alle donne del suo tempo: fumava e beveva in pubblico, usava un linguaggio sboccato e vestiva in maniera discinta, ma a parte queste stravaganze e la sua militanza attiva nel partito comunista brasiliano era anche una donna “pensante”, e probabilmente questo fu il motivo principale per cui la dittatura militare la prese di mira, arrestandola per ben 23 volte. Le motivazioni dell’arresto erano spesso legate alle partecipazioni alle manifestazioni contro il regime di Gétulio Vargas, o ai suoi articolo al vetriolo contro la dittatura, ma erano anche un modo per punire il suo stile di vita assolutamente fuori dagli schemi, che cozzava tantissimo contro il perbenismo del suo tempo.

Infatti Pagù oltre ad essere stata la prima donna brasiliana ad essere stata arrestata per motivi politici collezionò altri “record”: si unì ad un uomo già sposato Oswald de Andrade, un famoso intellettuale e poeta di quel periodo, uno dei principali fautori del modernismo nel Brasile, e da lui ebbe un figlio. Ma non esitò a lasciare il marito e figlio ancora piccoli in Brasile per intraprendere una serie di viaggi in tutto il mondo; ad esempio fu la prima persona ad introdurre in Brasile i semi di soia che scopri in un suo viaggio nella lontana Cina.

Qui un video preso dal sito della Globo che realizzò nel 2004 una miniserie chiamata Um só Coração per celebrare i 450 anni della fondazione della città di São Paulo, nella quale c’era chiaramente un riferimento anche a Pagú. in questo video Oswaldo de andrade e Pagú si sposano da soli, senza bisogno di cerimonie e molti fronzoli :).

pagu e oswaldo de andrade2

Come abbiamo detto, Patrícia fu attiva nell’ambito del giornalismo (scrivendo tra gli altri per il Brás Jornal) e pubblico alcuni libri tra cui il suo più famoso, Parque Industrial, tradotto anche in altri paesi. Si occupò anche di teatro, sia in prima persona (avendo frequentato la scuola di ate drammatica), sia come talent scout, individuando e incentivando giovani attori a calcare le scene. Fu anche una illustratrice e i suoi disegni erano chiaramente orientati alla denuncia della dittatura dei generali.

paticia - paguMorì in una maniera proporzionata alla sua vita breve ma intensa. Le fu diagnosticato un tumore, non riuscì a curarsi, nonostante un intervento chirurgico innovativo per il tempo che subì a Parigi e che non diede nessun risultato. Cercò anche di suicidarsi ma non ci riuscì. Alla fine morì a Santos, in Brasile a 52 anni di età, il 12 dicembre 1962.

Sono arrivato a conoscere questo personaggio certamente forte della cultura brasiliana perché mi è sempre piaciuta una canzone molto alternativa di Rita Lee (con il testo di Zélia Duncan), Pagú appunto, canzone che poi ha ripreso anche una giovane Maria Rita nel primo momento del suo successo. Rileggendo il testo e informandomi un po’ su alcuni dettagli sono capitato sulla biografia di questo personaggio a cui questa canzone è molto legata, perlomeno ispirata. “Eu sou pão pra toda a obra, Deus dá assas a minha cobra”! è molto in stile con Patrícia:)

Una ultima cosa prima di lasciare un link a questa canzone di cui ho appena parlato. Pagú era chiaramente un “apelido”, un nomignolo, che Patrícia ricevette dal poeta Raul Bopp che sbagliando sul cognome della donna (pensava che si chiamasse Goulard e non Galvão) la chiamò appunto Pagù, facendo una fusione tra le iniziali del nome e del cognome (sbagliato). Questo nomignolo rimase come suo marchio di fabbrica

Questo è il brano di cui dicevo, in una interpretazione di Rita Lee e Zelia Duncan.

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