Coração a batucar: Maria Rita ritorna al samba

maria rita

Da qualche giorno viene distribuito nei negozi (e anche negli e-store in formato digitale) l’ultimo CD di Maria Rita, e non potevo non scrivere due parole per l’occasione. Questa volta faccio una recensione traccia per traccia, perché questo lavoro mi è piaciuto molto, e per questo ne ho seguito l’evoluzione, i vari teaser. Scrivo qualcosa solo adesso, dopo averlo ascoltato bene in questi giorni, analizzandolo a puntino, come sonorità e arrangiamenti. Il disco si chiama Coração a batucar, come un brano (tra l’altro molto bello) del CD Elo, disco dall’arrangiamento più minimal, registrato in fretta e furia per adempiere ad un contratto con l’etichetta discografica, come commentammo qui).

Due considerazioni preliminari

In questo nuovo disco Maria Rita (artista che ha almeno tre configurazioni jazzara, sophisticated lady e sambista), ritorna alla dimensione che secondo me le si confà meglio: la cantante di samba (e generi affini).

Perchè dico questo? Perchè la prima Maria Rita (quella ragazza con i capelli ricci, un po’ sovrappeso, che si esibiva con un trio jazz, cantando scalza su un tappeto), era ancora schiacciata dalla responsabilità di dimostrare il suo valore e ossessionata da quella grande responsabilità di essere la figlia di due mostri sacri della musica brasiliana (per quei pochi che non lo sapessero stiamo parlando di Elis Regina e del pianista Cesar Camargo Mariano). L’ultima Maria Rita, quella del CD Redescobrir per intenderci,  era un po’ divisa tra il tentativo di avventurarsi sul cammino tracciato dalla mamma (con il pericolo del confronto, tant’è che lei stessa ha detto di questa cosa “onde foi me meter”, dove mi sono andata a ficcare) e di mostrare un lato rinnovato, più sofisticato. Nella Maria Rita di Samba Meu invece (il suo primo disco di grande successo del 2007, che ha vinto anche un Grammy Latino) veniva fuori una cantante che approcciava il samba con grande naturalezza, come se fosse il suo genere da sempre, e che affrontava la platea con entusiasmo. Pure le sue esuberanze vocali, a volte non controllate, avevano un senso. Opinioni personali chiaramente, c’è anche chi può dissentire.

mariarita2Ma veniamo a questo ultimo disco, prodotto dalla stessa Maria Rita, che ha un gruppo nuovo, collaborazioni importanti come autori, vecchi e nuovi brani (compreso un samba inedito di Noca de portela che non è stato mai eseguito per 30 anni), ma soprattutto una idea di fondo: l’idea di registrare tutto dal vivo, con il gruppo che suona insieme, senza sovra-incisioni o editing successivi. E’ una scelta poco comune che si fa in genere in due casi: quando si hanno pochi soldi per affittare lo studio (e non è questo il caso) e quando si vuole sfruttare l’interplay tra i musicisti, l’affinità del fatto di suonare insieme. In questo CD di samba l’idea era di suonare insieme come in una roda de samba e questo è stato il credo assoluto che ha guidato tutto, tant’è che quando Davi Moraes (chitarrista e marito di Maria Rita), ha chiesto di rifare un solo che non lo soddisfava completamente, si è sentito rispondere “non ci pensare proprio, deve essere tutto molto vero!“. Ah.. le mogli, già comandano sempre loro, immaginiamoci quando sono anche il datore di lavoro 🙂 .

Visto che parliamo di musicisti è giusto citarli, non sarebbe una recensione se non si tributasse il giusto merito a chi contribuisce a raggiungere il risultato finale (nel caso in cui questo accada come in questo CD): in questo disco suonano il già citato Davi Moraes (chitarre), Ranieri Oliveira (tastiere), Alberto Continentino (basso), Wallace Santo (batteria), Marcellino Moreira e André Siqueir (percussioni) e gli arrangiamenti sono di Jota Moraes. Un’altra componente fondamentale di un CD sono gli autori, che citerò quando parlerò delle varie tracce, ci sono vecchi habituée e nuove sorprese.

Impressioni traccia per traccia…

Ma vediamo le tracce una per una, con un breve commento (che è più che altro una mia personale impressione di ascolto e qualche nota).

1) Meu samba sim senhor: questa traccia di apertura ( di Fred Camacho, Marcelinho Moreira  e Leandro Fabgià marca o rumo per dirla in stile con il disco, cioè segna il percorso del CD, indica qual’è la direzione in termini di sonorità che si vuole ottenere. C’è molta batucada, come conviene ad un samba, ma anche elementi di modernità come la chitarra elettrica che è la vera protagonista del disco (Davi Moraes è sostanzialmente un guitarrista non un violonista), e un fender rhodes che si incastrano molto bene con tutto il resto. Molto bella la barulheira nel finale, tutto quel vociare che fa molto effetto.

2) Saco cheio: su questo brano ci sarebbe da dire molto. Intanto questo è un vecchio samba composto da Almir Guineto che lui cantava col suo gruppo Fundo de Quintal, ed era già irriverente quando usci, perchè la Chiesa cattolica prese una posizione molto netta su quel “Deus já deve estar de saco cheio” (Dio già deve avere.. le scatole piene… e io ho usato un eufemismo! 🙂 ), condannando questo linguaggio inappropriato come era prevedibile. Ma è un samba divertente che parla di come spesso si abusa della pazienza di Dio e lo si chiama a testimone per qualunque cosa (“todo o que se faz na terra se coloca Deus no meio” Dio si mette sempre in mezzo per tutto quello che si fa sulla terra). Musicalmente c’è tutto quello che serve e che fa samba (agogo, cuica, surdo), deliziosa la chitarra elettrica che imita il cavaquinho (che è il grande assente in tutto il disco) e conferisce quel “nuovo” di cui parlavo prima.

3) Fogo no paiol: è un brano di Rodrigo Maranhão, un giovane autore che a me piace tanto e a cui Maria Rita deve parecchio, perchè alcune musiche di Segundo (il suo secondo disco) erano composte da lui, compreso la bellissima “Caminho das aguas” che vinse anche un Grammy Latino. Ma anche altre cantanti hanno registrato brani di questo autore (ad esempio il mi ricordo del bellissimo “Samba de um minuto“)  che faceva parte di uno dei primi CD di Roberta Sá. In questa traccia mi è piaciuto molto il solo di piano che reintroduce la ripresa del ritornello (in generale mi è piaciuto molto il pianista in questo lavoro, senza togliere nulla agli altri musicisti, tutti di grande livello).

4) No meio do salão: qui tra chitarra-simil-cavaco, rullo della batteria suonato in maniera non convenzionale, pandeiro e piano elettrico si crea un clima molto bello dall’inizio e più bello è lo sviluppo del brano nel ritornello. Questo pezzo è una composizione di Magnu e Everson Sousá e Maurílio de Oliveira.

5) Abismo: è il momento pagode-romantico “que não pode faltar”, che non può mancare in un disco del genere. Pezzo molto bello di Thiago SilvaDavi Moraes. Non è difficile prevedere che sarà uno dei più suonati e richiesti.

6) Vai meu samba: è un brano che come inizio mi ha ricordato molto un pezzo di Paulinho da Viola che si chiama “Tudo se transformou” e che cominciava proprio con queste parole e questa melodia, ma in realtà è il famoso brano lasciato stagionare 30 anni di Noca da Portela e Sergio Fonseca di cui parlavo prima. Da notare che il tamborim di questo brano é suonato da Antonio, il primo figlio di Maria Rita, che è un bambino di 10 anni, se non ricordo male e che promette bene.

7) Abre o peito e chora: (Serginho Meriti, Rodrigo Leite e Caíque): è un brano che comincia con un basso ostinato poi duplicato dalla chitarra ed è il classico samba che tratta di sofferenza, e insegna a non avere paura di un pianto liberatorio e di essere giudicati (“Quem foi que falou que um homem não pode chorar!” chi è stato a dire che un uomo non può piangere), anzi l’esortazione  proprio quella di “aprire il petto e piangere”. Magari per capire meglio il senso possiamo vedere questa cosa nell’ottica un po’ machista dei paesi del sud america dove piangere è solo cosa di donne, assunto de mulheres.

8) Bola pra frente: (Xande de Pilares/ Bernini) questa è la canzone che mi ha trasportato di meno, sostanzialmente fa pendent con quella precedente come messaggio (la vita di mette i bastoni tra le ruote? bola pra frente e si prosegue).

9) Nunca se diz nunca: (Xande de Pilares, Leandro Fab e Charlles Andrébellissimo questo brano che parte solo con chitarra e tamborins e poi raccoglie per strada un basso e uno shaker. non serve di più. E’ uno dei pochi brani con un arrangiamento minimale. Anche qui niente violão classico ma la solita chitarra elettrica (che probabilmente è una scelta tecnica per consentire di evitare un cavaquinista e di avere altre sonorità), secondo me la chitarra è il vero strumento “star” del CD per la carica di novità che apporta e questa svolta elettrica era cominciata già con il penultimo disco di Maria Rita, quello dell’omaggio ad Elis.

10) Rumo ao infinito:  Questa è la traccia principale del CD, un brano che porta la firma di Arlindo Cruz (con Marcelinho Moreira e Fred Camachoe si sente. Nell’inizio si sente finalmente un pandeiro che riprende nel ritornello! Ah que ótimo.. il pezzo ha avuto un successo sin dal momento in cui sono cominciati a girare dei teaser di questo lavoro. Maria Rita ha sempre detto che nel momento di far ascoltare una versione di lavoro alla casa discografica lei era molto preoccupata perchè era tutto appena imbastito, esistevano solo provini, ma quando partì questa canzone tutti capirono che sarebbe stata la title track. Di questo brano metto anche il link dal canale youtube ufficiale (gli altri brani cominciano a circolare su youtube se volete avere una idea).

11) Mainha me ensinhou: Questo è un altro dei tre brani di Arlindo Cruz e, probabilmente è quello più emozionante per l’argomento che tratta. “Mainha” del titolo sta infatti per “mammina”, ma il riferimento non è solo ad Elis ma più in generale è un tributo all’insegnamento che passa da mamma a figlio e quindi anche da Maria Rita ai suoi figli, compreso la più piccola avuta poco più di un anno fa da Davi Moraes. Maria Rita ha più volte detto nelle varie interviste che non è stato facile cantare questo brano e l’emozione si nota in alcuni momenti in cui la voce è un po’ tremula.  Ma come dice lei stessa “a máquina é humana e passivél de erro” (la macchina è umana e passibile di errore) quindi, in ottemperanza alla scelta di non editare niente, tutto è stato lasciato come era.

12) No misterio do samba: Questo brano è di Joyce Moreno, grande personaggio della MPB che non ha bisogno di presentazione ed è un pezzo realizzato appositamente per questo CD. E’ un grande contributo, un altra perla per questo lavoro che viene dall’unico compositore non affine al genere. L’arrangiamento è più sofisticato, classico l’intro semplice che alla prima ripetizione si completa con tutto il gruppo, lo stile “animato” è deciso dall’inizio perchè il piano che potrebbe accompagnare da solo la voce viene sostenuto dalla ritmica fin dalla partenza.

13) E’ corpo, é alma, é religião: L’ultimo pezzo è di Arlindo ed è un samba “batido na palma da mão” un sotto genere di samba molto tipico, caratterizzato da questo accompagnamento con le mani. E’ curioso notare due cose: intanto il cavaco-banjo di Arlindo, che almeno nel finale non viene simulato con la chitarra, e la seconda cosa è la frase “eu não nasci no samba mas o samba nasceu em mim” (non sono nata nel mondo del samba ma è il samba che è nato dentro di me), che sembra essere il vero spirito che anima questo disco e tutte le esperienze di Maria Rita come sambista.

Conclusione

mariarita1Probabilmente, anzi quasi sicuramente, questo CD replicherà il successo di Samba Meu, perchè è la sua naturale evoluzione come stile e come target a cui è riferito (anche se qui ho qualche dubbio per le scelte di produzione che lo collocano in una fascia un po’ più sofisticata, diciamo). E’ lecito pensare che questa scelta di ritornare al samba possa essere stata “strategicamente” definita a tavolino, come conseguenza della necessità di riavvicinarsi di nuovo alla grande massa, alle persone che realmente participano agli show dal vivo e comprano i dischi. Almeno in teoria :)… su questo anche la stessa Maria Rita ha detto di essersi chiesta molte volte che senso avesse mettere molto impegno in un prodotto che poi deve purtroppo combattere con la pirateria. Ma Coração a batucar è un disco di samba diverso, perchè è con un piede nella tradizione e un’altro nella modernità. Molti hanno fatto notare che già dalla copertina è un disco “atipico” (perchè la copertina non è “brega” non è popolare, ma mostra una donna sofisticata). E’ vero che in questo disco c’è una cantante nuova, molto più sicura dei suoi mezzi, come dice lei stessa, ed è vero anche che questo genere è molto “flessibile”, si adatta a tutto, ma la cosa positiva di questo CD, a mio modesto parere, è che è solo un punto di partenza: gli show dal vivo prenderanno spunto dal CD e non saranno solo una replica delle sonorità, ci sarà molta varietà come assicura la stessa artista.

Non so se la dimensione ideale di questa cantante sarà per il futuro il samba, non riesco neppure a immaginarmi come si potrà evolvere questo genere in futuro.. ormai la MPB è tutto un fermento, con grandi influenze, sperimentazioni. Rimanere ancorati al passato ha un suo senso (l’albero ha le radici) ma occorre secondo me anche provare ad arrampicarsi ogni tanto sull’albero, per avere altre visuali. Di certo Maria Rita con questo disco ha provato a farlo, lei ha detto “il samba é molto forte per me ma non posso garantire niente ancora per il futuro”. Io personalmente rimango in attesa e nel frattempo mi gusto questo Coração a Batucar che mi piace molto 🙂

Per finire lascio il link del sito ufficiale della cantante, dove si possono trovare anche i link per acquistare il CD su iTunes.

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