Nordeste pericoloso: dal cangaço alla situazione attuale

1353422637_extra_bigOggi parliamo di un aspetto del Brasile che non è tanto popolare, anzi che viene spesso poco percepito all’estero: la violenza e la pericolosità delle sue città, che rappresenta un fenomeno in preoccupante crescita. Questo blog non tratta solo di cose belle, non è un blog di viaggi o di costume progettato per essere un fattore di attrazione e per vendere servizi o pubblicità. E’ un posto dove parlo di quello che mi interessa legato al paese verde oro, e questi aspetti di natura sociale mi attirano per deformazione di studio e, secondo me, andrebbero conosciuti da chi veramente ama questa terra e la sua cultura, perchè aiutano a comprendere tutto il resto.

Ma veniamo al dunque. Da qualche giorno sono stati divulgati i risultati di uno studio, realizzato dalla organizzazione non governativa messicana Seguridad, Justicia y Paz focalizzato sulle 50 città più pericolose del mondo, tra quelle con più di 300.000 abitanti. Lo studio riguarda il 2013 e dai risultati emerge che i primi due paesi del mondo in questa classifica non ideale sono il Brasile (con sedici città) e il Messico (con nove città). La situazione del Brasile è particolarmente allarmante, perché una intera area di questa nazione (il cosiddetto Nordeste) è interessato da questo fenomeno, con un indice di omicidi doppio rispetto alla media nazionale (che si attesta su 26 omicidi per 100.000 abitanti). In particolare le città di Maceió e Fortaleza hanno un indice di omicidi elevatissimo (che raggiunge per Maceió il valore di 78 per 100.000 abitanti).

Le cause di questa espansione degli omicidi sono molteplici, ma la parte principale la fa il traffico di droga (è stato drogadimostrato che più del 60% di questi omicidi sono legati direttamente al narcotraffico). La repressione del fenomeno della droga che ha interessato le città più famose (Rio de Janeiro e São Paulo in primis) con il controllo dello stato sulle favelas (che sono state per larga parte “pacificate”, cioè messe direttamente sotto il controllo della polizia), ha fatto si che il fenomeno si spostasse verso le regioni del nordest, aree relativamente tranquille per i malviventi, dove riorganizzare il traffico delle sostanza stupefacenti.

Tuttavia nel Nordeste ci sono altri fattori, anche di natura storica, che spiegano questa crescita esponenziale del fenomeno che stiamo considerando. In particolare la maggior parte degli omicidi sono dovuti alla diffusione massiccia di armi da fuoco, che lo stato ha cercato di arrestare con le cosiddette campanhas de desarmamentos, che non hanno dato i risultati sperati, perchè erano basate sulla consegna volontaria di coltelli, e in generale armi dal basso potenziale letale. E tutto questo avveniva mentre, in maniera clandestina, gli arsenali dei narcotrafficanti si riempivano di armi da sparo di qualunque tipo. Ma il vero motivo della diffusione di armi nel Nordeste è legato anche alla storia di questa zona del Brasile caratterizzata nel passato dallo scontro tra Coroneis e Cangaceiros, che merita un breve cenno.

cangaceirosPer farla semplice, nonostante l’abolizione della schiavitù in Brasile, promulgata con la Legge Aurea nel 1888 (data facilissima da ricordare 🙂 ) continuavano a permanere a cavallo dei due secoli, soprattutto nelle regioni del nordest, delle situazioni di sfruttamento da parte dei cosiddetti Coroneis (i colonnelli) a danno dei lavoratori delle fazendas. Il potere di questi colonnelli era esercitato anche grazie ai loro eserciti personali e al controllo dei rappresentanti di quel poco di stato che era presente in quelle zone (poliziotti, magistrati, amministratori pubblici), che questi potenti personaggi cercavano di piegare ai loro interessi, contribuendo così ad alimentare sempre di più le ingiustizie sociali. In questo clima di tensione si verificarono le classiche condizioni perchè il popolo insorgesse in una ribellione che venne chiamata Cangaço (giogo) dal nome del fucile che i Cangaceiros portavano a tracolla e che ricordava il giogo dell’aratro dei buoi. Una immagine che fa parte dell’iconografia e che, tra l’altro, è molto comune nelle telenovelas storiche (ad esempio “Cabocla” trasmessa dalla Rede Globo qualche anno fa, basata sull’omonimo romanzo di Ribeiro Couto, per dirne una).

Da qui si può vedere che l’uso delle armi da fuoco è qualcosa di profondamente connaturato con la cultura di questa area che risulta essere attualmente una delle più pericolose del pianeta, oggetto di azioni straordinarie da parte del governo nazionale per ribaltare la situazione. La speranza è che anche questa sfida venga affrontata e risolta; il Brasile ha dimostrato molte volte nella sua storia di saper prendere le situazioni di petto e risolverle (o perlomeno affrontarle) con successo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...