In sordina, come Ribeiro Couto

ribeiro coutoVorrei inaugurare questo 2014 con una poesia bellissima (secondo me, è chiaro 🙂 ) del poeta brasiliano Ribeiro Couto, che sento particolarmente mia, perchè parla delle persone che non alzano la voce e scelgono una maniera di esprimersi che è un po’ mansa, un po’ pacata, un po’ mite. Prima di presentare la poesia con la mia traduzione vorrei scrivere due parole su questo poeta che ebbe una vita molto movimentata, segnata anche da problemi di salute e che fece mille mestieri, tutti di un certo livello e responsabilità. Ribeiro Couto fu infatti oltre che poeta un giornalista e scrittore, un commissario di polizia e un magistrato per un breve periodo, un diplomatico (fu ambasciatore brasiliano in Jugoslavia), ma tutti questi lavori, tranne quello di giornalista che non abbandonò mai, vennero sempre svolti per poco tempo. Spesso Ribeiro si licenziava dai suoi incarichi, come se quello che facesse non lo interessasse particolarmente, e fosse più importante per lui rifugiarsi nella letteratura e nella poesia.
Fu anche un letterato importante perché occupò una “vaga”, una sedia libera, nella prestigiosa Academia Brasileira de Letras, una istituzione letteraria, fondata alla fine del’800 a Rio dai massimi uomini di cultura del tempo, e che continua ancora oggi a riunire gli scrittori di lingua portoghese più rappresentativi.

Io mi sono imbattuto Ribeiro Couto grazie ad una novela della Globo basata sul sul libro più famoso, Cabocla, che poi ho letto, e da lì il passaggio al Couto poeta è stato inevitabile e direi anche meraviglioso. Ecco la poesia tratta da “Poemetos de ternuna e melancolia”.

SURDINA
Minha poesia é toda mansa.
Não gesticulo, não me exalto…
Meu tormento sem esperança
tem o pudor de falar alto.

No entanto, de olhos sorridentes,
assisto, pela vida em fora,
à coroação dos eloqüentes.
É natural: a voz sonora
inflama as multidões contentes.

Eu, porém, sou da minoria.
Ao ver as multidões contentes
penso, quase sem ironia:
“Abençoados os eloqüentes
que vos dão toda essa alegria.”

Para não ferir a lembrança
minha poesia tem cuidados…
E assim é tão mansa, tão mansa,
que pousa em corações magoados
como um beijo numa criança.

SORDINA
La mia poesia é tutta pacata
Non gesticolo, non mi esalto…
il mio tormento senza speranza
ha vergogna di parlare alto.

Nel frattempo, col sorriso negli occhi,
assisto, attraverso la vita esterna,
all’inconorazione degli eloquenti.
E’ normale: la voce alta
infiamma le moltitudini contente.

Io, tuttavia, sono della minoranza.
A vedere le moltitudini contente
penso, quasi senza ironia:
Siano benedetti gli eloquenti
che vi danno tutta questa allegria”

Per non ferire il ricordo
la mia poesia ha precauzioni…
E così è talmente pacata, talmente pacata,
che si posa nei cuori addolorati
come un bacio su un bambino.

Ribeiro Couto
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