Le sculture di Bruno Giorgi

Tenho fé, não em mitos ou em religiões, mas nos homens, nos seus anseios de liberdade e justiças”
“Ho fede, non nei miti o nelle religioni, ma negli uomini, nel loro aneliti di libertà e di giustizia”
Bruno Giorgi

testataTra i tanti argomenti che tratto sul blog la pittura mi interessa in maniera particolare e spesso parlo di pittori brasiliani, da quelli famosi del passato come Portinari, a quelli contemporanei come Muniz (la lista completa è qui). Ma è arrivato il momento di trattare anche un po’ di scultura, introducendo uno scultore brasiliano veramente molto conosciuto, anche all’estero, con una vita avventurosa alle spalle e ideali molto forti di giustizia e equalitarismo e, cosa che non guasta, di chiare origini italiane.

Piccola precisazione: questa cosa di sottolineare le origini italiane non è un modo per sminuire la “brasilianetà” di certi personaggi ma, al contrario, io la considero un “di più”, un modo per conciliare nella stessa persona due mondi e due culture che si arricchiscono a vicenda.

bruno_giorgiMa veniamo all’artista di cui parliamo oggi che è lo scultore Bruno Giorgi, che nacque nel 1905 in una piccola città dell’interior di São Paulo che si chiama Mococa, da genitori toscani, ma visse in Brasile fino a sei anni, perchè la famiglia dovette trasferirsi a Roma. In Italia successero due cose importanti al nostro Bruno, una bella e una brutta. Quella bella fu l’ingresso all’accademia di disegno, alla quale venne iscritto dalla mamma, che in maniera lungimirante vide in lui una certa predisposizione per le belle arti. In accademia Bruno ebbe dei conflitti con i suoi maestri dovuti ai rigidi metodi di insegnamento che imbrigliavano la sua creatività e il suo spirito un po’ anarchico (ma nonostante questi attriti completò gli studi). La notizia brutta era invece legata proprio allo spirito anarchico di cui sopra :), in quanto Bruno fu partigiano, si schierò contro il fascismo e per questo venne imprigionato e dovette scontare alcuni anni di carcere a Napoli.

Per fortuna qualcuno si accorse che nonostante il nome italiano era di nazionalità brasiliana e grazie alla diplomazia del tempo riuscì ad essere liberato per essere reintrodotto nel suo paese natale. Ma lui invece, visto che si trovava più vicino alla Francia, decise di soggiornare un tempo nella mecca della cultura artistica di quel periodo, Parigi, dove divise una stanza con gli allora sconosciuti Henry Moore e  Marino Marini, che manco a dirlo, finirono con l’influenzarlo moltissimo (la somiglianza delle sculture sedute di Giorgi con le famose donne “bucate” di Moore è evidente e anche certe sue sculture di bronzo filiformi ricordano da vicino le opere di Marino Marini).

Tornato in Brasile a Rio de Janeiro, Giorgi si trovò nella classica situazione di cadere “dalla padella nella brace”, perchè lascia un fascismo per trovarne un altro. E quindi, con coerenza, continuò a schierarsi contro il governo di Getulio Vargas che gli rese le cose molto difficili. L’artista era sempre vigilato speciale, non venne mai imprigionato o torturato, ma subì molti processi e il suo atelier era sempre sotto assedio e il suo lavoro ostacolato in tutti i modi, perchè secondo il regime questo suo luogo di lavoro era solo una copertura.

bruno-giorgiDal punto di vista dei riconoscimenti e delle opere Giorgi fu uno scultore che ebbe la fortuna di essere molto conosciuto e apprezzato in vita. Partecipò a molte biennali sia brasiliane che italiane, vinse dei premi (come miglior scultore brasiliano nel 1953) e fu anche uno scultore molto prolifico: realizzò più di 70 statue, per lo più monumentali, realizzate con tutti i tipi di materiali (bronzo, marmo di Carrara, pietra e altri materiali). Fu anche un pittore, anche se la sua attività principale era quella di scultore per cui ci restano principalmente molti disegni dei suoi schizzi preparatori. Molte di queste statue oltre ad essere conservate in musei importanti sono anche sparse per le piazze delle principali città brasiliane e non solo. La maggiorparte di esse sono a Rio de Janeiro che è pieno dei suoi busti di personaggi famosi (come quello dedicato a Afranio de Melo Franco, posto di fronte alla Academia Brasileira de Letras). Giorgi infatti cominciò con la scultura figurativa (soprattutto ritrattistica) per spostarsi poi in seguito verso uno stile più astratto. Ma la scultura carioca più famosa è il “monumento a juventude brasileira” posto davanti al Palazzo della Cultura, che fu anche la sua prima opera importante.

L’altra sua grande scultura, conosciuta in tutto il mondo fa parte delle statue che adornano i palazzi governativi che vennero progettati da Oscar Niemeyer e Lucio Costa. Bruno Giorgi realizzò nel 1959 la statua alta più di otto metri chiamata “I guerrieri”, conosciuta anche come “os Candangos”. “Candango” è un termine dispregiativo che gli africani usavano per riferirsi ai colonizzatori portoghesi, infatti la statua rappresenta appunto due figure stilizzate, filiformi con due lance. A Brasila è presente anche un’altra opera di Giorgi, “Meteoro” una statua in marmo bianco di Carrara che rappresenta una sfera stilizzata con cinque bracci (che simboleggiano la cooperazione tra i cinque continenti).

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Monumento a juventude brasileira Os Candangos Meteoro

Bruno Giorgi morì a 88 anni per arresto cardiaco dovuto a problemi polmonari causati dall’aver respirato polvere di marmo per tutta la vita. Lui diceva sempre che “Uma vida não basta para um escultor” (una vita non basta per uno scultore) e che “Queria morrer como Rodin, trabalhando até os 90 anos de idade” (vorrei morire come Rodin, lavorando fino a 90 anni)… in un certo senso ha realizzato questo sogno.

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