Marcus Tardelli: “La chitarra ha trovato il suo Mozart”

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In Brasile si usa fare spesso una distinzione tra la chitarra classica e la chitarra usata in contesti più popolari, come la MPB e il choro: nel primo caso si parla di violão erudito, nel secondo caso di violão popular. Ma a parte questa terminologia di comodo non c’è realmente una gerarchia tra chitarristi e generi, e un violonista chorão, cioè un chitarrista che suona in un gruppo di choro riceve la stessa ammirazione riservata ad un chitarrista che affronta un repertorio classico. E questo riconoscimento viene non solo dal pubblico ma spesso anche dagli stessi musicisti che normalmente rispettano le loro visioni di genere e si stimano tra di loro.

Del resto questa situazione di commistione è molto ricorrente nella musica brasiliana e anche in passato sul blog abbiamo fatto molti esempi. La possiamo ritrovare, ad esempio, nel compositore classico probabilmente più importante del Brasile, Heitor Villa-Lobos, che ha saputo mescolare bene l’alta musica con la musica tradizionale, ed era lui stesso un chitarrista che frequentava diversi generi popolari.

Il post di oggi è un’altra prova di come violão erudito e violão popular  possano coesistere benissimo nello stesso artista. Parliamo infatti di un giovane chitarrista brasiliano che si chiama Marcus Tardelli che sta riscuotendo molto successo con i suoi concerti dove esegue spesso le sue trascrizioni di brani di compositori contemporanei (principalmente del compositore, e anche lui chitarrista, Guinga). La sua tecnica é a dir poco stupefacente e molto personale. Su di lui sono state scritte molte cose, forse in certi casi anche un po’ esagerate, come il giudizio molto positivo del su citato Guinga in una intervista che potete trovare qui (in portoghese) e da cui ho estratto il pensiero che mi sembra più significativo:

“o violão encontrou o seu Mozart, é um brasileiro de 34 anos. Esse homem é o Michelangelo do Violão  […] é a coisa mais emocionante, mais contundente, mais inexplicavel, mais arrebatadora que eu já vi na minha vida”

“la chitarra ha trovato il suo Mozart, è un brasiliano di 34 anni. Questo uomo è il Michelangelo della chitarra […] è la cosa più emozionante, che colpisce di più, più inspiegabile, più entusiasmante che abbia mai visto in vita mia”

Guinga dice tantissime altre cose nel video, alcune un po’ eccessive forse, tipo che bisognerà aspettare alcuni secoli prima di ascoltare un altro chitarrista così, e una cosa a mio avviso molto vera, cioè che le persone veramente innovatrici vengono riconosciute come tali in vita solo per errore, mentre normalmente il loro destino è di essere apprezzati dopo morti. Ma, posizioni a parte, resta di fatto che lo stile e la novità che questo ragazzo sta portando nella chitarra fa pensare ad un nuovo Rafael Rabello, uno dei grandi musicisti brasiliani del passato morto prematuramente, a cui Marcus si avvicina come stile.

Ma veniamo al dunque, alla musica suonata che è meglio delle parole 🙂 : ho scelto un paio di video su Youtube per mostrare l’enorme talento di questo chitarrista. Questo è un brano strumentale di Guinga che si chiama Mingus Samba (tratto da un disco che si chiama Dialeto Carioca, dove suonano anche altri chitarristi famosi come parceria) la versione iniziale già era movimentata di suo, ma qui, in questo arrangiamento più animato e più ricco di contrappunti in stile choro, rende molto meglio secondo me.

Quest’altro pezzo invece è completamente diverso: si tratta di una composizione di Vinicius De Moraes molto famosa, la Valsa de Eurídice (la musica la scrisse vinicius ma poi venne arrangiata e suonata da Baden Powell) ed ha una particolarità esecutiva. Chi conosce un po’ la chitarra sa cos’è il barré (la pestana come si dice in portoghese), cioè il fatto di usare il dito per lungo su una serie di tasti per aiutarsi a prendere determinati accordi. Qui Marcus fa sfoggio di barré strani, fatti con dita che normalmente non vengono utilizzate (il pollice ad esempio), ed è un esempio di come la sua tecnica sia veramente molto di rottura, molto diversa dagli schemi tradizionali. Qui veramente vale la frase di Guinga usata poco prima che uso per eprimere il mio pensiero: “é a coisa mais arrebatadora que eu já vi na minha vida”.

Come faccio sempre metto il link del sito dell’artista, in questo caso ci sono molte informazioni e anche delle clip video e audio.

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