Joyce e il signor Binot

In questi giorni sono un po’ impegnato con un lavoro al computer e in queste situazioni cerco di aiutarmi con un po’ di  buona musica di sottofondo per alleviare lo stress da consegna nei tempi concordati. Ma ogni volta mi rendo conto che per le persone come me, ossessionate dal dettaglio, non è una grande idea ascoltare musica mentre si fa una cosa che richiede attenzione:  la mente corre sempre ad analizare quel testo particolare, a cogliere quella sfumatura dell’arrangiamento, a cercare di capire quella successione di accordi, e cose così. Quindi comincio a mettere su un bel CD e alla fine finisco per accendere la radio :).

Ma “analisi automatiche” a parte, ultimamente sto ascoltando una cantautrice che mi è sempre piaciuta, Joyce (che ora si fa chiamare Joyce Moreno usando il nome del marito) e in particolare un suo pezzo che ho sempre ascoltato, ma sul quale non mi sono mai soffermato tantissimo. La canzone è Monsieur Binot il brano di apertura del disco  Água e Luz dell’inizio degli anni ’80 in pieno “stile Joyce”, se si può dire così: bosseggiante, sofisticato, con un testo non banale, cantato bene con un conjunto piccolo, senza troppa enfasi sull’arrangiamento. Il testo è questo (lo traduco anche, a senso, consapevole che così vai perder toda a graça 🙂 ):

Olha aí, monsieur Binot (guarda qui signor Binot)
Aprendi tudo o que você me ensinou (ho imparato tutto quello che mi hai insegnato)
Respirar bem fundo e devagar (repirare bene a fondo e lentamente)
Que a energia está no ar (che l’energia é nell’aria)

Olha aí, meu professor, (guarda qui mio professore)
Também no ar é que a gente encontra o som (é anche nell’aria che le persone incontrano il suono)
E num som se pode viajar (e in un suono si può viaggiare)
E aproveitar tudo o que é bom (e godere di tutto quello che è buono)

Bom é não fumar (buono é non fumare)
Beber só pelo paladar (bere solo per il palato)
Comer de tudo que for bem natural (mangiare tutto quello che é molto naturale)
E só fazer muito amor (e fare molto l’amore)
Que amor não faz mal (perchè l’amore non fa male)

Então, olha aí, monsieur Binot (poi, guarda qui, signor Binot)
Melhor ainda é o barato interior (ancora meglio è il piacere interiore)
O que dá maior satisfação (quello che da maggiore soddisfazione)
É a cabeça da gente, a plenitude da mente (è la testa delle persone, la pienezza della mente)
A claridade da razão (la chiarezza del ragionamento) 

E o resto nunca se espera (e il resto non si aspetta mai)
O resto é próxima esfera (il resto è la prossima sfera)
O resto é outra encarnação (il resto è un’altra incarnazione)

Come si può vedere il testo parla di come vivere bene, dei valori della vita e di un insegnamento che sembra provenire proprio da questo signor Binot, che non sembra un nome messo li per caso solo per questioni di metrica, ma proprio una persona verso cui essere riconoscente (aprendi tudo o que você me ensinou). Quindi armato di curiosità, e di Google, ho scoperto alcune cose e ve le racconto, sperando che possano essere interessanti per qualcuno come lo sono state per me, che amo sapere tutto su quello che mi piace.

Vitor Binot era un monaco buddista, il professore di Yoga di Joyce e di altri importanti cantanti della scena musicale brasiliana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 (come ad esempio Gilberto Gil). Pur nascendo in una famiglia di artisti (la madre era una attrice di novelas radiofoniche e il fratello un attore conosciuto) decise di ritirarsi in un tempio buddista indiano a 20 anni, e tornò in Brasile solo dieci anni dopo, costituendo appunto questa accademia di Yoga.

Vitor Binot morì giovanissimo, per leucemia a poco più di trent’anni e per questo Joyce decise di dedicargli questo brano come omaggio e in senso di riconoscenza.

E questo è il brano in questione tratto da un concerto live, dedicato ai 40 anni della sua carriera (tra l’altro in questa dimensione jazz con il grande Lula Galvão alla chitarra il brano rende benissimo).

Questo è il sito web di Joyce Moreno con il suo blog personale.

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