Ciao Lucio

Un blog è un diario personale che finisce per accogliere quello che ci circonda e che viviamo. E anche se è tematico, come in questo caso, non può ridursi ad essere un sottoinsieme della vita, un posto dove si parla solo di quello che ci piace; un compartimento a tenuta stagna dove si raccontano solo le cose che sono legate ad un argomento. Oggi, come italiano e amante della buona musica, non posso non scrivere due parole sulla morte di Lucio Dalla che, prima di essere un grande compositore e interprete, era soprattutto una brava persona. Anticonformista, un po’ matto, ma anche generoso, e capace di aiutare le persone meno fortunate di lui, lontano dal clamore della stampa e delle telecamere.

Oggi il feretro di Lucio sarà portato nella sua Bologna, dove i suoi concittadini lo volevano bene come una persona di famiglia. Chiaramente in questi giorni in televisione non si parla d’altro: i salotti televisivi sono pieni di opinionisti, di critici, di “esperti” che credevamo estinti, di persone vere che vogliono portare la loro testimonianza, e ci sono anche dall’altra parte gli immancabili “ramboli e bambole” (per dirla con Stefano Benni un altro bolognese DOC), cioè gli appariscenti opportunisti che si spacciano per suoi amici stretti e che magari sfruttano questa visibilità come se fosse una finestra qualunque.

Mi ha commosso una notizia che ho sentito ieri: Ron (Rosalino Cellamare), uno dei suoi amici più cari e collaboratore di pezzi di successo, è partito per la Svizzera, appena saputo il fatto, per andare a recuperare l’amico e accompagnarlo fino a casa. E’ un gesto bellissimo che io voglio legare per sempre nella mia memoria a questo triste evento. Un segno di vera amicizia.

Io sono sicuro che Lucio da lassù, se potesse vedere, si farebbe grasse risate guardando tutto questo movimento, perchè tutti hanno diritto al loro momento di celebrità, e lui avrebbe aiutato volentieri pure i “ramboli” e le “bambole” 🙂 come faceva con i barboni della sua città.

Lascio un video che centra un po’ anche con il Brasile, giusto per creare un filo rosso con il tema del blog. Si tratta di una versione a due voci (e in due lingue) di 4/3/1943 che Lucio cantò una sera a Chico Buarque in una osteria e che, si dice, fece piangere tanto il cantautore brasiliano, che si trovava in Italia a causa della dittatura militare del suo paese. Chico poi successivamente registrò una versione di questa musica con un suo testo che chiamò Minha História.

In questo pezzo sono idealmente legati due dei miei cantautori preferiti, due homens de bem che rappresentano le mie due anime: quella italiana di cui sono orgoglioso e quella brasiliana verso cui tendo.

Ciao Lucio.


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