Chico Pinheiro, il chitarrista

Quando si parla di Chico Pinheiro in Brasile la mente va sempre al giornalista ormai sessantenne, che conduce con il suo stile molto particolare il telegiornale del mattino della Globo, il Bom Dia Brasil, che racconta le vicende di cronaca in un modo molto particolare che a me piace tantissimo. Un giorno magari parlerò della differenza tra i TG italiani e quelli brasiliani, e di come questi ultimi siano basati molto di più sullo stile tipicamente anglosassone di stabilire un rapporto tra conduttori in studio e reporter sul posto che è più conviviale e meno formale. Non è raro che i conduttori si prendano in giro per questioni di calcio o cose del genere tra una notizia e l’altra, e il risultato è un giornale meno asettico e molto più in sintonia con la mentalità brasiliana.

Ma oggi la discussione è sull’altro Chico Pinheiro, il chitarrista virtuoso, il compositore che fa un jazz misto con le cose della sua terra, e che da un po’ di tempo canta anche i suoi brani che sono sempre caratterizzati da uno stile molto particolare. Io ho due dei quattro dischi che questo ragazzo trentaseienne ha realizzato nella sua carriera, recentemente ho preso l’ultimo There’s a storm inside , conoscevo solo il primo di ormai 8 anni fa e mi sono piaciuti molto entrambi, al punto che cercherò di procurarmi gli altri per avere un quadro più completo della sua produzione. Ma quello che so di lui già mi basta per farmelo considerare un artista completo. Ho letto molto dei suoi riconoscimenti e degli apprezzamenti che hanno avuto i suoi lavori, ma per un appassionato come me conta l’ascolto e quello che lascia questo ascolto, ed il bilancio con Chico Pinheiro è sempre stato molto positivo.

Il primo disco, che si chiama Meia-noite Meio-dia è un disco che ha avuto molto successo in Brasile grazie anche alle collaborazioni con molti artisti di livello, allora conosciuti o emergenti: Maria Rita che canta sia pezzi animati come Popó, o i pezzi più intimi come il bellissimo De Frente, Lenine che presta la sua voce per un pezzo strumentale senza parole, Ed Motta con la sua voce particolare valorizza una delle ballads del disco Essa canção, Luciana Alves che canta buona parte delle tracce del disco (e che poi farà parte stabile del gruppo di Chico Pinheiro dal vivo), Chico César che canta il mio pezzo preferito del CD, Aquela. In questo disco c’è secondo me un balanço perfetto tra tutti gli elementi della musica di Chico Pinheiro che sono la parte sognante, romantica (molti arangiamenti di archi ad esempio) e la parte più ribelle, animata, che si vede in certi brani dove dominano le armonie più complesse e quel ritmo incalzante della sua terra. E il bilanciamento è proprio affidato alla chitarra che in tutti i brani (o quasi) è presente ad equilibrare, smussare, aiutare nella transizione da un brano all’altro, da una atmosfera all’altra.

Quello che mi piace di questo artista, che si ascolta anche nell’altro disco che ho (per il momento, ho già detto che mi procuro gli altri), è l’equilibrio e il gusto che mette nelle sue cose, il fatto di non strafare e di suonare il giusto, di mettere il jazz e il virtuosismo a servizio del pezzo. In fondo si tratta sempre di canzoni, anche se qualche brano è solo strumentale è comunque organizzato come se fosse una canzone, con le sue strutture riconoscibili. In questo ultimo disco (There’s a storm inside) c’è più jazz, ci sono più improvvisazioni, ci sono degli omaggi a degli standard famosi, c’è più sperimentazione sempre legata a quelle cose che per me da appassionato sono importanti: la lingua portoghese, con la sua musicalità che è uno strumento a parte, e  il giocare con i contenuti e non con gli strumenti, con l’organico. Come ho già detto altre volte mi piace quando a partire da una serie di elementi “fissi” si inventano delle cose nuove: come i gruppi rock del passato che avevano un basso, una chitarra, una batteria e una voce e repertori più interessanti di quelli i tanti gruppi di oggi (ok, stop con le polemiche).

Bando alle ciancie veniamo alla musica, che è sempre la cosa che conta di più. Metto due pezzi uno dal primo Cd uno dall’ultimo, sono entrambi movimentati perchè oggi mi dice così :), ma nei due dischi ci sono anche momenti più rilassati e intimi. Questo è Popó con la partecipazione di Tatiana Parra alla voce un’altra mia grande passione musicale (ne ho parlato qui e qui)


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E poi dall’ultimo CD boca de siri (bocca di granchio). Non ho trovato un video live, questa è la versione del disco (è meglio per l’audio ma non ci sono immagini 🙂 ). Buon ascolto!


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