Pensare a ritmo di bossanova

La mia musica di riferimento è sempre stata la bossanova. Ho da sempre un legame profondo con questo genere, appena uno dei tanti del grande mare della musica brasiliana, magari quello più sofisticato, meglio conosciuto e esportato all’estero; quello che condivide senza dubbio con il samba il posto di onore e che ha radici profonde (come ho cercato di spiegare qui). Il mio legame con la bossanova è principalmente di natura affettiva: ero piccolo quando ascoltavo la dupla Toquinho-Vinicius, la chitarra del virtuoso Baden Powell, le prime sperimentazioni elettriche del Trio Mocotó o del trio di Irio de Paula, e chiaramente João Gilberto, dai dischi in vinile (tutta un’altra magia ma allora non c’erano alternative tecnologiche) e le parole delle canzoni avevano lo stesso peso e lo stesso fascino di quella musica piena di accordi complicati. Purtroppo allora non capivo benissimo il significato di quelle parole, ma col tempo, con la passione (e con Internet) ho recuperato anche questa informazione e ho potuto capire meglio che alcuni testi non erano solo musicali, ma carichi di una bellezza profonda.

Sempre da solo ho cominciato a frequentare un poco questo genere suonandolo sulla chitarra e poi sul piano. Lo strumento elettivo della bossanova è sempre stato la chitarra, perchè la chitarra è popolare, perchè è lo strumento più economico e trasportabile che esista, perchè in Brasile ci sono sempre stati i choros (intesi sia come gruppi di musicisti sia come genere musicale) e tutti hanno una chitarra, o un cavaco in casa. Con la chitarra è più facile suonare la bossanova, perchè è uno strumento molto caratterizzante, direi storicamente caratterizzante questo genere. Ma  io sapevo che uno dei massimi esponenti della bossanova era un pianista (Tom Jobim), e la sfida più affascinante per me era sviluppare il tocco del grande Tom, così lieve e allo stesso tempo essenziale o perlomeno cercare di capire come trovare il ritmo di bossa sul piano senza fare un casino :).

Jobim aveva un modo di suonare che era una scuola di vita: in quella confusione armonica del genere che aveva contribuito a creare (e che portava tutta la complessità armonica del jazz e tutta la complessità ritmica del samba cançao) lui suonava come era, riservato ed essenziale. Sceglieva poche note, quelle che servivano, e le suonava nel momento giusto. Secondo me questa era la sua principale abilità dopo quella di compositore, perchè come cantante c’era obbiettivamente di meglio 🙂 e come autore di testi è dura confrontarsi con parceiros come o poeta maior Vinicius e tanti giovani talenti che gli giravano intorno (come Chico Buarque solo per dirne uno). Questa cosa mi ha sempre affascinato di questo artista, insieme alla capacità di risuonare all’infinito i suoi brani di successo e di farli rivivere ogni volta in maniera differente.

La sfida-gioco per me bambino era quella di imparare a suonare un genere musicale tanto distante anche geograficamente dal mio mondo; e ora che bambino non lo sono più la sfida- divertimento è diventata quella di verificare giorno per giorno come questo genere si rinnova, come si rigenera attraverso la fantasia e il talento di molte persone. E la conseguenza inevitabile di questa sana loucura è l’interiorizzazione del ritmo sincopato di bossa che ha una sua struttura ma vive di infinite variazioni. E’ difficile da spiegare a chi vive il Brasile solo superficialmente conoscendole solo le cose più ovvie o, peggio ancora a chi crede di conoscere il Brasile perchè ne conosce bene solo alcuni aspetti, anche se importanti. La bossanova è una cosa che ti pervade profondamente, e che in qualche modo (per fortuna un bel modo!) ti segna la vita per sempre.

Pensare come un bossanovista significa avere un balanço interno che non li lascia più. Ed è una cosa che spunta fuori quanto meno te l’aspetti, anche quando fai una guarnizione per una torta e ti ostini a spostare una ciliegina ogni quattro, mezzo centimetro più dentro, lottando con tutta la famiglia per affermare questa tua scelta di gusto: per la magiorparte delle persone quello é un errore di simmetria, per te è il ritmo di una chitarra “gaga” (balbuziente) che ti ritorna in mente.

Quel ritmo che non è mai a tempo, ma non porta mai fuori tempo.

Questo post l’ho scritto pensando principalmente a mio padre che mi ha insegnato l’amore per la musica (e lo ha insegnato anche a tante altre persone visto che lo faceva per mestiere e con passione). Era con lui che ascoltavo tutti i dischi che ho citato su, e anche molta altra roba. E, manco a dirlo, mi manca tanto. E poi lo vorrei dedicare idealmente a tutti quelli che hanno una passione per questo genere e che passando per questo blog si sono ritrovati un po’ in questi pensieri. 

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6 thoughts on “Pensare a ritmo di bossanova

  1. Vincenzo, é sempre un piacere passare qui. Tuo post oggi mi ricorda di quando mi sono messa insieme a mio marito. Eravamo molto giovani, io qua in Brasile e lui ancora abitando in Italia (dopo che ci siamo innamorati lui ha dovuto fare ancora il servizio militare prima di trasferirsi in Brasile definitivamente). E nei due anni in cui siamo rimasti lontani, c’erano le lettere ma principalmente la musica. Nei anni 80 non c’era cellulare, skype, parlarsi costava una cifra… Allora lui mi mandava cassette con musiche italiane e ha cominciato a fare un programma di musica brasiliana in una radio a Ostia. Io gli mandavo pezzi di giornali e rivista che parlavano su Gilberto Gil, Caetano, Benito di Paula(!), Tom Jobim, Vinícius e Toquinho. E lui parlava su loro e mandava in onda i dischi che aveva comprato qua…
    Scusa il modo terribile di scrivere in italiano…
    Buona fine di settimana,

    • ciao Jô,
      mi è piaciuto molto questo tuo racconto personale; è una conferma che l’amore, quando è solido, non si pone limiti. Posso immaginare che negli anni ’80 doveva essere veramente molto difficile comunicare e viaggiare tra Italia e Brasile e voi avete avuto proprio una bella idea ad escogitare questo sistema per sentirvi più vicini, trovando un terreno comune nella musica, che per me rimane sempre una delle cose più belle della vita.

      L’italiano era perfetto, si vede che sei abituata ad usarlo ;-). Grazie per la visita e il commento, torna quando vuoi…
      buon fine settimana pure a te
      V.

  2. Ciao, stavo cercando qualcosa che mi spiegasse una volta per tutte come è costruito un ritmo di bossa “corretto” ( e non “quadrato” od “occidentalizzato” come chi non è brasiliano è portato a suonare) e sono incappato qua leggendo con simpatia e interesse questo blog. Non ho risolto il mio problema …ma ho capito che il vero ritmo bossa è quasi qualcosa che ti sfugge ma che affascina proprio per quella sensazione di “irregolarità regolare” che ti prende ascoltandolo. Io sono un musicista di pianoforte e tastiere che si ostina a voler suonare anche molti brani di bossanova ma che per ora gli manca ancora la familiarità di quel controtempo caratteristico del mondo della bossanova.

  3. ciao robyblue,
    il ritmo di bossa è ben definito puoi trovare molti esempi in rete, ma in effetti l’errore più grosso è quello di pensare che la bossanova (o i ritmi latini in generale) abbiano una struttura fissa che puoi ripetere quante volte vuoi. QUesta cosa qui rende tutto molto falso. In effetti sono tanti pattern che si intrecciano e che alla fine danno l’idea di ritmo (di “batida” come si dice da quelle parti.

    Secondo me un musicista (più comunemente il chitarrista per tradizione, ma anche un pianista) che fa bossa dovrebbe mettersi sempre a servizio del brano e non strafare, marcando gli accenti importanti (soprattutto nei bassi) che danno l’idea di solidità a tutto il pezzo, e usando gli anticipi con intelligenza perchè possano caratterizzare e non creare un ritmo “instabile” e difficile da interpretare per chi ascolta (o per chi suona insieme te 🙂 )

    Qui (soprattutto a partire da 5′ 14”) c’è un esempio di quello che dicevo dei vari pattern ritmici che si sommano e che definiscono la varietà del ritmo di bossa. Anche se si parla di chitarra il discorso si può estendere tranquillamente al piano. Il testo è in portoghese ma si capisce abbastanza (poi la musica ti aiuta a capire meglio)

    Spero che ti possa essere di aiuto
    grazie per aver visitato il blog:)
    V.

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