Perchè mi piacciono le favelas

Non so perchè ma le favelas come soggetto pittorico mi attraggono molto. Spiegarlo dal punto di vista tecnico è abbastanza facile: sono soggetti squadrati, coloratissimi, quasi senza prospettiva, che consentono di “costruire” il quadro con estrema facilità, soprattutto per chi come me fa una pittura figurativa. Ma in genere si dipinge quello che ci piace e ci ispira, e da questo punto di vista avere un interesse per qualcosa che è obiettivamente brutto è abbastanza strano o perlomeno inusuale. Quindi ho dovuto trovare un’altra spiegazione a questa “attrazione” per le favelas e favelados e credo che alla fine una grossa responsabilità ce l’hanno sicuramente molto gli studi che ho fatto: ho una laurea in sociologia e uno degli ambiti di questa scienza sociale è proprio lo studio di questi “agglomerati urbani” al limite del vivibile (anzi che spesso si cerca proprio di nascondere in qualche modo perchè  possono denunciare “quello che non va”).

A Rio poi, che conta circa 700 favelas, c’è una particolarità unica al mondo: i favelados dall’alto dei “morros” hanno la migliore vista possibile sulla meraviglia di Guanabara, la baia della città di Rio, e quindi ritornando al discorso di prima sono molto visibili per i turisti, anzi spesso le favelas sono anche oggetto di visita, o meglio alcune grosse favelas entro una certa misura (determinata dai loro abitanti) sono anche aperte ai visitatori. Senza contare le televisioni che realizzano reportages o i libri e le sceneggiature di films che da sempre trattano questo soggetto che suscita disagio e affascina allo stesso tempo, perchè consente di trattare storie molto estreme con dei risvolti narrativi interessanti.

Ma probabilmente le favelas mi attirano anche perché sono una immagine vera del brasile che bilancia un po’ l’aspetto da cartolina che viene propagandato nel mondo di questo paese, e rappresentano quel Brasile che si industria e che per disperazione si aggrappa ad una montagna con tutte le sue forze, dando una grande prova di organizzazione, nonostante tutto. Nonostante lo sfruttamento abusivo del suolo, dell’elettricità e il non rispetto delle convenzioni che la città organizzata si è data.  Le favelas del resto sono nate sempre rapidamente, in maniera clandestina, per accogliere sempre gli ultimi, gli sfruttati, i senza tetto: come i reduci della  guerra di Canudos (espulsi da Bahia  dove si erano sistemati, per azione dell’esercito sotto pressione dei fazenderos che non li volevano lì), o gli ex schiavi liberati in seguito alla legge aurea alla fine del 1800 che avevano si ottenuto la libertà, ma andavano raminghi senza un posto dove vivere e stabilizzarsi.

Qualcuno vede le favelas come delle zavorre che impediscono al brasile di volare ancora più in alto verso la zona occupata dai paesi moderni ed avanzati, essendo da sempre il serbatoio di criminalità, di traffico di droga e di violenza che poi si riversa sulle città in  tante forme: in modo sistematico (i meninos de rua, la violenza urbana quotidiana) o in maniera violenta e incontrollata (ad esempio i recenti episodi di guerriglia urbana a Rio de Janeiro avvenuti sotto Natale dello scorso anno) . Io penso che il problema non siano le persone che abitano le favelas, ma la mancanza di soluzioni che vengono messe in atto dai vari governi per aiutare queste persone, che spesso sono state solo sfruttate, come è capitato a Rio negli anni ’60 e ’70, nella fase di costruzione della città. E sono anche consapevole che la zona occupata dai paesi moderni ed avanzati, di cui parlavo prima, non brilla poi di efficienza, visto che ognuno dei paesi di questa “elite” ha comunque le sue favelas, intese come luoghi di emarginazione.

Il mio invito, da questo piccolissimo posto nel universo della blogsfera, è di non giudicare le favelas e i favelados solo come problemi, senza sforzarsi di capire tutto quello che c’è all’inizio della storia di questi uomini e donne che spesso sono stati sempre sfruttati ed emarginati. Ma anche di considerare questi posti per la vitalità che trasmettono anche alla città in un modo o nell’altro: sarebbe facile parlare del carnevale ma io voglio parlare invece della solidarietà dei favelados come ultima cosa citando un esempio concreto.

C’è un sito che aiuta le persone a farsi una idea diversa della favela, organizzando dei tour per i turisti e facendo verificare con mano come si vive all’interno di una favela e come la vita al suo interno può essere molto organizzata. Il sito in questione è questo e la favela in questione è la famosa Rocinha, una delle favelas più grandi del Brasile (e del mondo) che  si trova a Rio de Janeiro. Soprattutto secondo quello che si legge nella loro “mission” parte dei ricavati dei tours vengono destinati alla costruzione di una comunità per le arti e il tempo libero che già esiste nella favela.

Potrebbe essere un buon modo per visitare anche questa parte poco turistica della cidade maravilhosa che secondo me è meravigliosa pure per questa sua maniera quotidiana di industriarsi.

p.s. L’immagine di apertura si riferisce ad un mio quadro olio su tela (35 x 50 cm) che si chiama “Favela”. Per vedere gli altri quadri a tema brasile ospitati sul blog clicca qui. O visita il mio sito web.

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7 thoughts on “Perchè mi piacciono le favelas

  1. Me incomoda a forma como muitas pessoas pensam a respeito de quem mora em uma favela…para muitos o fato de alguém morar numa favela significa que aquele indivíduo não tem outra opção na vida a não ser virar bandido…isso é um absurdo! Uma favela nada mais é do que uma comunidade…o grande problema que se enfrenta, e isso não só nas favelas é com certeza o tráfico de drogas. Isso faz com que essas comunidades virem reféns do medo e o descaso dos governandes frente a isso, só faz o problema aumentar. E em meio a esse descaso, estão pessoas simples, que tentar levar a vida, trabalham, estudam e muitas vezes são julgadas por outras que não tem idéia do é ter que batalhar todos os dias pra sobreviver…

    Gostei muito da pintura…a expressão no rosto da garota expressa bem o que tentei dizer agora…

  2. Già…infatti il termine “favela” è molto stigmatizzante…le persone speso etichettano facilmente senza conoscere. Con questo post mi piaceva l’idea di mostrare che gli abitanti delle favelas spesso si rimboccano le maniche e si organizzano, anche per diffondere all’esterno una immagine più autentica del posto dove vivono.
    Certo ci sono gli aspetti problematici (la violenza, la droga, la criminalità) ma come dici tu non sono cose che riguardano la maggiorparte dei favelados.
    Grazie per il giudizio sul quadro…in effetti la ragazza con quello sguardo vorrebbe dire tante cose 🙂
    ciao
    V.

  3. Come sempre apprezzo la tua pittura.
    Si pensa che le “favelas” sono un posto pericoloso, in effetti un po’ lo è, soprattutto per il turista sprovveduto, che insiste a volerci andare. Non è vero che nelle favelas ci sono solo case diroccate anzi in alcuni punti sono anche piuttosto ben fatte o nuove. Come dice il tuo amico sono delle comunità.
    Mi piace l’esempio fatto da Philippe Daverio nel suo reportage su Rio dove dice che nel medio-evo in Italia nelle citta rocche era pericoloso andarci e erano un po’ come le favelas di oggi. Guardalo è interessante.

  4. Ciao Anto…il video lo conosco l’avevo visto sul sito rai..mi piace parecchio perchè si capiscomo molte cose interessanti e poco comuni, come in tutti i reportages di P. Daverio di quel ciclo di trasmissioni.
    Grazie per averlo postato e per i commenti sul quadro..
    V.
    p.s. per precisione, Van che ha commentato prima è una ragazza 🙂

  5. Mi sono imbattuto per caso in questo articolo e l’ho trovato molto interessante. Da appassionato e sociologo che si occupa anche di favelas, condivido molto di quello che si è scritto. Io sto curando (con non poca fatica ma molto entusiasmo) un sito dedicato a Rio de Janeiro (http://www.dentroriodejaneiro.it), che cerca di dare un punto di vista diverso sulla città, che vada aldilà dell’immagine stereotipata che quasi sempre è veicolata dai media.

    Riguardo alle favelas, vi segnalo nella sezione Articoli del sito quest’approfondimento che analizza il fenomeno a Rio de Janeiro: http://www.dentroriodejaneiro.it/articoli/36-la-dinamica-dellurbanizzazione-carioca-come-le-favelas-sono-diventate-un-problema

    Inoltre, potete trovare molte informazioni su Rocinha e, in futuro, sui progetti sociali e il volontariato a Rio.

    Ciao! Simone

  6. Ciao Simone e grazie per il commento. Non conoscevo il tuo sito e pubblico il tuo msg (anche se, ad una prima lettura, si presenta un po’ come spam 😀 ) perché si incastra bene nel discorso fatto del post, nel senso che mostra una maniera alternativa per comprendere le favelas tanto bistrattate.

    Torna a sbirciare su questo blog quando vuoi (qui si parla un po’ di tutto) io nel frattempo ho messo il tuo sito tra i preferiti del browser: quando si parla di Rio sono sempre avido di informazioni…poi tu descrivi la città anche con l’occhio del sociologo quindi… 😉

    un saluto e in bocca al lupo per i tuoi studi
    Vincenzo

    • Ciao Vincenzo,

      in effetti il mio commento (come molte cose che facciamo nella vita, purtroppo) è stato un pò frettoloso. Ti ringrazio per aver messo il sito tra i preferiti e puoi essere certo che tornerò a visitare il tuo Blog regolarmente.

      DentroRiodejaneiro è un progetto che sto cercando di far crescere piano piano e limitatamente ai miei impegni di lavoro. L’obiettivo è quello di arrivare a presentare Rio, città che amo, con un punto di vista diverso da quello che quasi sempre è presentato al turista. Molte aree del sito sono ancora da sviluppare, ma vorrei arrivare a breve ad inaugurare la sezione “Rio Sociale” contenente articoli dedicati ai progetti di solidarietà e sviluppo locale nelle favelas.

      Per quanto riguarda la mia esperienza, ho vissuto diversi mesi a Rio ho fatto ricerca su alcuni progetti in quattro favelas della città (argomento di tesi). L’esperienza è stata indimenticabile e ancora oggi mi interesso dell’argomento.

      Um abraço, Simone

      Ps. Molto belli i tuoi quadri

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