Rodrigo Campello: dal concerto al dj-set

Una delle cose che detesto di più nella vita è avere a che fare con le persone che si sopravvalutano, o peggio ancora con le persone che vengono sovrastimate per quello che fanno. E spesso queste due categorie, molto vicine ma in genere distinte, trovano una sintesi fantastica nel Dj e nei suoi Dj-set. Nascosto nell’oscurità di una sala, illuminato solo dalle lucine dei suoi controller e dal monitor del laptop, il Dj manovra con sapienza e ostentata sicurezza bottoni, pot e faders; nella migliore delle ipotesi accenna a riff monotoni (e quasi sempre fuori tempo) su un synth che ha più luci di un albero di Natale;  molto più spesso manda nell’aere sequenze a loop, campionate da CD o vinili del passato (o molto più spesso semplicemente prese da librerie strausate). E spesso tutte queste cose vengono fatte insieme, con intrecci quasi sessuali di mani, braccia, cavi e cuffie, sorseggiando bevande e gettando occhiate marpionesche alle ragazze che si accalcano alla consolle.

Adesso prima di andare avanti con il post devo fare un po’ di disclaimers: io guardo con entusiasmo a tutto cio’  che è innovazione, in particolare nel settore delle tecnologie applicate alla musica. Inoltre non ce l’ho con qualcuno in particolare e non colpevolizzo la categoria dei Dj, perchè come in tutte le cose ci sono anche quelli bravi. Tuttavia è  indubbio che in questo settore molti si sopravvalutano, e  comprando un po’ di materiale cercano di improvvisarsi bravi (non essendolo affatto, ma nemmeno di striscio).

Anzi per chiarire meglio che non nutro nessuna antipatia nei confronti di chi “suona” cose strane, traduco in parte una intervista fatta a Rodrigo Campello, produttore e arrangiatore importante di molti artisti della nuova musica brasiliana (Roberta Sa, Antonia Adnet, Casuarina, Fernanda Abreu, Pedro Luis, Beatrice Mason, e molti altri) che nello show di Roberta Sá (ne abbiamo parlato un post fa) affianca agli strumenti tradizionali (chitarra, cavaquinho, percussioni) molte diavolerie elettroniche (theremin e altre cosine) con grande effetto.

Questo è il video dell’intervista (fatta da Dede Teicher nel programma Oi novo Som di cui abbiamo già parlato qui) e di seguito la mia traduzione (quick and dirty 🙂 ) della parte iniziale ,che è quella più importante secondo me perchè aiuta a capire alcune cose interessanti spesso trascurate dai giovani “spipppolatori” di faders e rotelline.

D: Conosciamo bene l’utilizzazione del laptop e degli altri strumenti elettronici in studio , ma come tu lo utilizzi dal vivo ?

R Con il laptop hai la possibilità di ripetere textures del disco, gli effetti e le sonorità,  per  ricreare dal vivo quella atmosfera che hai creato nel disco. Poi dopo la registrazione prendi parte del materiale e lo metti nel laptop perché possa essere utilizzato dal vivo insieme ai musicisti che stanno suonando e che stanno facendo lo show. C’è anche la possibilità di intervenire con il laptop, miscelando il suo suono con gli effetti, facendolo passare attraverso pedalini della chitarra e altre cosine…
L’ idea comunque è di utilizzare il materiale del laptop e interagire con esso, il laptop è uno strumento musicale come qualunque altro: bisogna studiare, bisogna perfezionarsi, fare le prove come  per qualunque altro strumento, come si farebbe con un violino, una chitarra, un pianoforte!

Ho messo in corsivo grassetto l’ultima parte della frase perchè il punto è proprio questo (e io lo condivido totalmente): al di là del caso specifico, bisogna studiare, qualunque cosa si faccia, ficcandosi bene in testa che  non ci sono trucchi né scorciatoie. E senza pensare che se campiono un riff di Bill Evans sono più furbo perchè “so suonare il jazz”. Non sai suonare il jazz, stai solo premendo un bottone, come milioni di persone in questo momento, come quello che ha appena acceso la luce per andare in bagno.

Diceva il pianista Bill Evans, visto che l’ ho tirato in ballo: “io credo nelle cose sviluppate con il duro lavoro”. E, nel mio piccolo, lo penso pure io.

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