Natale a Rio

Ogni paese festeggia il Natale in maniera diversa, non  soltanto per motivi di tipo storico o culturale, ma anche perchè sul tipo di festeggiamento incidono molto spesso fattori  solo apparentemente secondari, come il clima ed i luoghi.  A Rio de Janeiro, complice il clima favorevole di questa stagione dell’anno e grazie anche alla posizione riparata della lagoa Rodrigo de Freitas (nella zona sud della città), si svolge dal 1995 la tradizione dell’albero di Natale sul lago; su una struttura galleggiante viene collocato un albero che viene illuminato di notte da  milioni di luci che rispecchiandosi nello specchio d’acqua sottostante, creano uno spettacolo unico e molto suggestivo.

Quest’anno Rio ha fatto le cose in grande, realizzando un albero da guinnes, alto 85 metri, con oltre 3.000.000 di lampadine e pesante più di 540 tonnellate, che ha visto impegnate 1200 persone per la sua realizzazione. Tutto completato da una manifestazione trasmessa il 5/12 in diretta  tv con tanto di fuochi d’artificio, orchestra sinfonica, attori e cantanti famosi ed altre cose adeguate all’evento, che è ormai diventato un appuntamento classico e molto atteso per la gente carioca.

Questa cosa degli alberi di Natale giganti, utilizzati per addobbare i luoghi più rappresentativi  o simbolici delle città, è ormai una usanza abbastanza diffusa in tutto il pianeta e quindi non è prerogativa solo brasiliana. Ad esempio anche il Vaticano da un po’ di tempo segue questa tradizione e ogni anno, in questo periodo, un abete secolare viene tagliato da qualche bella foresta del nord Italia (o nord Europa)  e arriva, non senza poche difficoltà e disagi per i cittadini della Capitale, a Piazza San Pietro,  per fare bella mostra di se, tutto addobbato, in uno dei luoghi simbolo della cristianità mondiale.

Al di là della simbologia dell’ albero di Natale di cui non parleremo qui (cioè quello che rappresenta in diverse culture del mondo) rimangono un po’ di considerazioni da fare su questa moda degli alberi giganteschi che troviamo un po’ dappertutto.  Tralasciando la facile ironia sui motivi per cui, in varie parti del mondo, si tende ad erigere l’albero più alto (battuta che non faremo anche perchè nel caso del Vaticano ci troveremo un po’ in imbarazzo e non ci tornerebbero i conti 😉 ) rimangono le considerazioni sull’opportunità di sradicare alberi veri , in genere abeti, per realizzare l’atmosfera del Natale.

Io li lascerei dove si trovano gli alberi centenari utilizzati spesso per queste mega ostentazioni sul Natale, e farei ricorso ad un modello di albero sintetico, smontabile, da riporre dopo l’ Epifania, come si faceva una volta prima che partisse anche tra le persone comuni il fatto di abbattere (o comprare) un abete e infilarlo senza radici in un vaso di terracotta per farlo vivere giusto il tempo delle vacanze natalizie. E questo in barba a tutto quello che possono dire gli esperti di botanica, secondo cui  ogni tanto nel bosco bisogna tagliare per garantire un necessario ricambio alla vegetazione. Io credo, da profano, che natura abbia già dei meccanismi efficienti, consolidati da secoli, per garantire  questo ricambio. Mio nonno, tanto per dirne una, ad ogni natale addobbava l’albero di arance del suo giardino con due nastrini colorati… se non altro era una cosa originale (oltre che gustosa) vedere le arance al posto di quelle orribili  palline di plastica.

Ma posso capire che a Rio, nella scenografia meravigliosa della baia, sia necessario trovare un albero all’altezza della situazione. E in questo fine anno 2010 questo pensiero circola un po’ in tutto il sudamerica: era stato appena registrato il record dell’albero gallegiante di Rio de Janeiro, quando gli esperti del guinness sono dovuti correre a Città del Messico per convalidare un altro record: l’albero più alto del mondo, 112 metri, 72km di lucine e altri grossi numeri degni della titanica impresa.

Adesso vi lascio e vado a preparare il mio di albero: 32 centimetri (puntale compreso), falso come le tette di una Playmate ma è il MIO albero, quello della mia famiglia da una ventina di anni a questa parte. Quando lo tiro fuori dallo scatolo ogni anno e comincio a rinvigorire quella decina di rami spennacchiati di filo di ferro ricoperti di aghi sintetici, giuro a me stesso che sarà il suo ultimo Natale e che dopo le feste me ne libererò.

Ma poi alla fine rimane sempre lì, trionfante dall’alto dei suoi 32 centimetri (puntale compreso).

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