Multiplicidade (pastello ad olio su cartone)

Ultimamente, causa tempo scarso impiegato in tante attività (più o meno piacevoli), mi posso solo dedicare alla realizzazione di piccoli quadri a pastello ad olio su cartone. Non sono “ripieghi”, come tante volte ho chiarito su questo blog, intanto perchè l’impegno e la passione è la stessa. E poi perchè il pastello ad olio è un mondo (meraviglioso) a parte; è la fusione tra disegno e pittura che pur essendo attività vicine sono ben distinte tra  di loro. Il pastello con la sua versatilità di medium consente di fare molte cose: si può ragionare in modo “sottrattivo”, come si farebbe con le matite, cioè lavorando a strati e risparmiando il bianco dal foglio, oppure, grazie alla sua corposità, si puà agire in modo “additivo”, aggiungendo colore come si farebbe con tecniche coprenti come la pittura ad olio o l’acrilico. In parole povere è una tecnica completa, che ha una sua storia degna di questo nome (più il pastello secco per la verità) e merita rispetto e considerazione.E poi “a me mi piace” come diceva qualcuno.

Merita ripetto soprattuto per un motivo: perchè in pittura non c’è una gerarchia di tecniche  di mezzi di espressione. Si parte da un bisogno e si vede tutto in funzione di questo. Il bisogno è l’unico criterio che ci consente di osservare il mondo (o di sintetizzare un mondo), e di trasferirlo in qualcosa, dandogli un altro significato. E tutto quello che è funzionale al bisogno va bene. Almeno io la penso così.

E io, in questo quadro (pastello ad olio 35 x 50cm) che ho chiamato “multiplicidade” (molteplicità), ho immaginato una situazione molto comune delle nostre città multietniche. La convivenza tra razze, che qualcuno vede come una minaccia preoccupante e ineluttabile, per me è solo un motivo di integrazione e di arricchimento. Ma spesso, nella realtà dei fatti, la multietnicità porta con se solo isolamento e malinconia, simboleggiate dal ragazzino in primo piano che è assorto nei suoi pensieri.

Multiplicidade fa riferimento anche ad una bellissima poesia (testo di canzone) di Ana Carolina, che in questo pezzo fa una denuncia dei mali del suo Brasile e, con la grinta che non le manca, trova una soluzione originale al problema: eu pego o meu violão de guerra pra responder essa sujeira (afferro la mia chitarra da battaglia per rispondere a questa sporcizia).

Ispirato da questa cosa, e per quello che può valere, anche io, nel mio piccolo, pego a minha pintura de guerra e comincio a rappresentare la situazione. 🙂

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