Central do Brasil

Uno dei vantaggi di far parte dei cosiddetti “social networks”, aspetto trendy a parte :), è la possibilità di poter stringere amicizie con persone con cui si condividono interessi e passioni, con la conseguenza di poter essere raggiunti da tante informazioni che sarebbe difficile ottenere in altro modo. E’ proprio tramite Facebook, ad esempio, che ho saputo dell’esistenza di un film bellissimo del cinema brasiliano di cui probabilmente, data la sua importanza, sarei comunque venuto a conoscenza prima o poi, ma che sono felice di aver potuto vedere adesso.

Si tratta di Central do Brasil, pluripremiata pellicola di una decina di anni fa con la regia di Walter Salles, che racconta la storia di Dora, una ex-insegnante elementare che per sbarcare il lunario scrive lettere per conto terzi nella stazione centrale di Rio de Janeiro. Questa donna ormai non più giovane, sola, resa insensibile dalle esigenze della vita (al punto che non spedisce mai le sue lettere per recuperare fino all’ultimo spicciolo del suo magro compenso) si trova, suo malgrado, a prendersi cura di un bambino, Josué, che rimane orfano della madre, vittima di un incidente proprio davanti alla stazione dove si svolge la vicenda. Inizialmente questo bambino rappresenta un problema inaspettato, che Dora cerca di risolvere prima possibile, affidandolo alle “cure” di alcune persone che promettono di trovargli una famiglia adottiva. Ma quando la donna capisce che dietro la premura di queste persone c’è una orribile storia di commercio di organi  prende il coraggio a due mani, recupera il bambino e fugge con lui alla ricerca di suo padre, in un viaggio difficile, pieno di disagi, senza soldi, che probabilmente è il viaggio più difficile della sua vita, perchè è la sua ultima opportunità di avere una vita, di vivere alcune cose, come l’amicizia, l’amore, come la dimensione materna che le è sempre mancata.

Riflettevo su due cose: sul fatto che questo film è in un certo senso ancora attualissimo, non solo perchè certe storie sono “senza tempo” come si suol dire, ma anche perchè le vicende raccontate (tolte alcune cose) potrebbero ancora  ben sintetizzare il  Brasile di oggi.  L’altra cosa che mi è venuta in mente è che la storia è molto somigliante a quella di Verônica un altro film brasiliano di cui abbiamo parlato in passato che è anch’esso incentrato sulla storia di un bambino da sottrarre alle grinfie di malintenzionati perchè è un testimone scomodo da eliminare.

Si tratta in un certo senso di film che fanno parte di un certo filone molto diffuso nella cinematrografia brasiliana, quello delle “cose brutte” (la corruzione, la povertà e i favelados, la violenza, il carcere, i crimini legati alla droga, ecc) che ha dei personaggi positivi improbabili come i bambini, le donne, le persone anziane, che spessono sono angeli caduti dal cielo per risolvere almeno una situazione, come se quella situazione potesse mitigare il tutto. E questo filone si contrappone a quello delle “cose belle” dei film storici e delle commedie, che raccontano storie del passato o il del brasile contemporaneo che sa anche essere bellissimo nella sua modernità. Questo generalizzando moltissimo, io parlo da appassionato, non me ne vogliamo i cultori di cinema per questa analisi molto sommaria.

Ritornando a Central do Brasil possiamo dire, se non si fosse ancora capito, che è un film bellissimo. E’ anche un film devastante, perchè non si può rimanere insensibili rispetto a tante vicende estreme, come il commercio di organi, come l’analfabetismo che obbliga a confidare ad uno sconosciuto le proprie vicende intime perchè possa condensarle in una lettera che molto spesso rappresenta  “l’ultima spiaggia”. per risolvere un problema. E nel rendere questo film bellissimo secondo me sono state soprattutto due cose (senza nulla togliere alla bravura degli altri attori e del piccolo Josué): l’interpretazione magistrale di Fernanda Montenegro che è una attrice oserei dire leggendaria del cinema brasiliano, di una bravura antica (ora recita nella novela delle otto della Globo TV Passioni ed è perfetta anche in questi ruoli leggeri) e anche la sceneggiatura di Marcos Bernstein con la partecipazione di João Emanuel Carneiro che secondo me ha messo uno zampino importante nella storia (basti pensare alla creatività che ha inserito nella bellissima novela A Favorita, che era talmente piena di cose innovative e di colpi di scena da risultare una delle più viste di sempre).

Sono felice di aver seguito quel consiglio su FB e di aver visto questo film e colmato una mia lacuna, e lo consiglio a chi non l’ha fatto fatto ancora (è stato anche distribuito anche in Italia); magari riservate la visione per un momento di tranquillità. Di seguito il trailer in lingua originale preso da youtube.

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