Euridice + Belumir = Eumir

Nel 1943 una coppia di neo sposi di Rio de Janeiro fantasticava sul nome da assegnare al pargolo che sarebbe nato da lì a poco e, siccome in quel periodo non era possibile conoscere il sesso in anticipo, scelsero un nome femminile (Euridice) ed uno maschile (Belumir) da attribure al momento della “scoperta”. Nacque un maschietto, ma la madre che si era affezionata anche un po’ all’idea di avere una bambina non voleva rinunciare al nome Euridice. Intuendo che sarebbe stato un dramma chiamare quel bimbo Euridice, i due genitori decisero di creare un nome nuovo, mischiando insieme Euridice e Belumir e nacque appunto Eumir Deodato.

Questo post prima o poi avrei dovuto scriverlo: la passione che ho per questo artista è talmente forte che in qualche forum che frequento abitualmente (soprattutto musicale) uso spesso il nickname di “eumir” che è  un omaggio a questo arrangiatore e produttore brasiliano, attivo ancora oggi, ma che ha avuto il suo periodo d’oro negli anni ’70 – ’80, diventando uno degli arrangiatori più famosi e ricercati e vincendo molti premi tra cui un Grammy. La cosa che mi ha sempre colpito del Deodato di quel periodo, che ascoltavo tramite i dischi di mio fratello, era quella sua maniera molto moderna di usare gli strumenti orchestrali, e quelle fusioni tra mondi musicali molto distanti che lui, in maniera anche azzardata se vogliamo, realizzava. La cosa che gli veniva meglio era infatti prendere un pezzo classico e trasformarlo in chiave pop-rock, una operazione forse molto commerciale ma che funzionava tantissimo a giudicare dalla popolarità e dal successo che riscuoteva in quel periodo. Forse quelli un po’ più attempati si ricorderanno il tema della quinta sinfonia di Beethoven, la Rapsodia in Blue di Gershwin o “Moonlight Serenate” di Glenn Miller con una bella batteria rock sotto (suonata spesso da quel fenomeno della natura di Billy Cobham).

Ma Deodato oltre ad aver per tutta la vita miscelato cose, è stato anche uno “scopiazzatore” di lusso: nei suoi pezzi si sentono le armonie quartali di Ravel e le scale esatoniche di Debussy, oltre ad alcuni brani di questi autori che ha proprio riarrangiato e messo nel suo repertorio (come la celeberrima Pavane di Ravel e l’introduzione del Prélude à l’aprèsmidi d’un faune di Debussy). E poi Eumir Deodato è stato anche un grande sperimentatore di nuove sonorità, ottenute non solo unendo timbri di strumenti tradizionali e poco utilizzati in ambito pop (ad esempio le fusioni tra diversi tipi di flauti o i tappeti di tromboni che conferivano quell’atmosfera triste e romantica allo stesso tempo ai suoi pezzi) ma anche utilizzando  i timbri moderni che venivano dai sintetizzatori, e soprattutto dal Fender Rhodes e dalle innovazioni tecnologiche. La sua attività in questo senso non si è arrestata, perchè lui ha sperimentato anche con Björk (è stato infatti il produttore di Homogenic , l’album del 1997, dove convivono arrangiamenti sofisticati di archi e suoni elettronici).

Ma a parte il suo stile particolare di suonare il piano elettrico (un misto di funky e bossa) e queste fusioni tra generi molto diversi di cui abbiamo parlato, Deodato è stato (e continua ad essere anche se molto di meno) un produttore e un arrangiatore. E’ stato lui a dare il vestito definitivo ad alcuni pezzi che poi da quel momento in poi sono stati suonati sempre in quel modo. Un esempio di quello che dico è l’album Tide di Jobim dove compare una versione per orchestra e piccolo combo della Ragazza di Ipanema in un arrangiamento orchestrale strepitoso, moderno e classico allo stesso tempo, versione per tanto tempo riproposta come “ufficiale” dallo stesso Jobim nei suoi tour in giro per il mondo.

Ultimamente, dopo una fase un po’ di quiescenza con piccole collaborazioni e progetti, Deodato è tornato ad esibirsi in pubblico portanto in giro il suo repertorio in trio (con Marcelo Mariano al basso e Renato Calmon alla batteria) e da questa formazione è venuto fuori anche un disco dal vivo registrato a Rio de Janeiro (che si chiama appunto: Eumir Deodato Trio: Ao vivo no Rio ) che ripropone molti dei suoi successi del passato.  La prima cosa che ho pensato ascoltando questo CD è stata la classica inevitabile domanda: “ma dov’è finita l’orchestra?” visto che molti di questi brani sono nati come arrangiamenti per orchestra (e Deodato nei suoi spettacoli si spostava con organici anche molto grandi, composti da decine e decine di orchestrali). Poi riascoltandolo si può dire che nonostante l’idea ardita di ridurre tutto a trio elettrico i pezzi stanno su, e ricordano molto l’atmosfera della loro versione originaria; chiaramente quelli più tipicamente funky come Skyscrapers , Super strut o i brani melodici di Jobim come Sabia e Wave rendono meglio, ma anche il resto non dispiace, nonostante qualche sbavatura nell’esecuzione che ci sta pure bene perchè fa molto “live”.

Insomma salvo sporadiche apparizioni e progetti come questo disco live il leone si è ritirato a vita privata, si è accucciato sugli allori e forse è bene così. Perchè le cose sono cambiate, perchè il tempo passa e perchè essere creativi non è sufficiente. Bisogna anche correre dietro alle novità, avere attenzione per tutto e voglia di sperimentare e giocare. E forse alla soglia dei settant’anni è difficile mettere insieme tutte queste cose.

Io credo che Eumir non abbia ancora intenzione di appendere  il Rodhes (o meglio il Motif Yamaha che usa al posto del Rodhes) al chiodo per tanti buoni motivi:  perchè è pesante ,  perchè c’è un revival di queste sonorità, perchè è il suo marchio di fabbrica, e probabilmente troveremo il suo nome ancora sotto qualche produzione importante. Nel frattempo occasioni per riascoltarlo non mancano: sotto un video di “Superstrut” di un concerto abbastanza recente. More information sul sito di Deodato o sul suo myspace .

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