Bollani, un carioca ad honorem

Carioca bollaniIn un’altra parte del blog ho parlato del mio “sfasamento temporale interno” come lo chiamo io, cioè quella mia attitudine nel fare (o considerare) le cose dopo che sono già accadute,  quando la maggiorparte delle persone le ha già archiviate da un pezzo. Per farla semplice il mio tempo interno a volte non si sincronizza con quello esterno; vivo una specie di oblomovismo continuo dovuto principalmente alla pigrizia: sono una figura mitologica “metà uomo e metà sedia”, come don Ferdinando, il portiere del condominio del professor Bellavista descritto nel libro (e film) di De Crescenzo, che controllava il traffico di persone nel suo palazzo senza mai lasciare la guardiola. Quindi in un certo senso le cose mi devono arrivare, le cerco io solo se strettamente necessario 🙂 .

Come conseguenza di questa condizione oltre a “perdermi” sistematicamente le mode e i fenomeni del momento (che non me ne può fregare di meno perchè non le seguirei comunque, perchè non mi piace fare le cose per forza solo perchè tutti le fanno, ecc..) mi capita di sentire  CD già vecchi di uno o due anni, dopo che è passata la moda, magari acquistati a prezzi d’occasione su qualche scaffale o store online. E infatti ieri mi sono sentito “Carioca” il penultimo disco di Bollani, un omaggio al Brasile attraverso Samba e Choro che sono tra i generi più importanti e caratteristici della cultura musicale di questo popolo, da cui è partito un po’ il resto della musica brasiliana più conosciuta.

Stefano BollaniPer completezza, prima di cominciare con la minirecensione, bisognerebbe parlare di Stefano Bollani, giusto per quei due o tre che non sapessero ancora niente di questo pianista un po’ eccentrico. La faccio molto semplice perchè non voglio dire cose retoriche e non ho voglia di copiare e incollare crediti, premi e riconoscimenti: Stefano Bollani è uno dei più grandi pianisti contemporanei (di ogni genere non solo jazz) e la cosa importante è che tutti quanti, negli angoli più remoti del pianeta lo sanno. Colleghi di prestigio compresi. Quindi se nel futuro doveste capitare su qualche programma tv dove un tipo svitiato suona sigle di cartoni animati, fa le imitazioni di Battiato o Branduardi, o partecipa a sketch comici, sappiate che dietro quel ruolo di giullare c’è uno dei più grandi pianisti italiani. E per chi fosse ancora dubitante sul suo sito c’è un curriculum prestigioso che parla chiaro.

rava bollaniIo di Bollani ho parecchie cose, i suoi dischi con Rava, quelli con il suo quintetto, l’omaggio alla musica italiana degli anni ’30 e ’40 e alcune cose sparse tra cui “Falando de Amor” il suo omaggio alla bossanova di Jobim. Diciamo innanzitutto che è normale, direi quasi fisiologico, che un jazzista passi per qualche “standard” di latin jazz. Nel “Real Book” (il libro di riferimento dove sono raccolte le linee melodiche e gli accordi dei pezzi più suonati nell’ambiente jazzistico internazionale, a tutti i livelli) ci sono molti brani del repertorio tradizionale della bossanova, o suonati sul ritmo di bossanova.

Però questo “Carioca” è un disco di musica brasiliana diverso:  va ancora un po’ più indietro, alle radici della bossanova che sono meno sofisticate e più popolari se vogliamo, ma già capaci di condizionare tutto quello che su queste basi verrà costuito in futuro (leggi bossanova). Il disco è molto allegro, ci sono alcuni pezzi cantati, pezzi di piano solo o suonati con il supporto dei fiati e anche alcune composizioni originali. Viene fuori tutto Bollani che è difficile contenere in un genere: c’è un po’ di Carosone, un po’ di jazz sofisticato, molta ironia, allegria ma anche un pizzico di malinconia che non manca mai perchè “choro” significa pianto e tutto questo si inserisce in quel discorso della saudade , quella componente caratteristica del popolo brasiliano, di cui si parla spesso, (e a volte a sproposito) e che Bollani ha interpretato benissimo secondo me, inserendola con equilibrio tra i ritmi allegri dei choros di questo disco.

Brasile

La prova del fatto che questo disco è stato un successo è che gli stessi brasiliani lo hanno apprezzato. E’ facile ammiccare alla musica brasiliana, basta una chitarra con una bella batida, un po’ di percussioni tipiche, una voce con una bella “r” sensuale, un repertorio ruffiano (o al contrario ricercato) e l'”effetto brasile” è assicurato. E’ una cosa anche molto di moda ultimamente. Ma incarnare lo spirito di un popolo significa avere la sensibilità di comprendere la sua gente, nei gesti  più autentici e nelle cose meno esportabili, e sulla base di questo costruire tutto il resto. E Bollani è un grande artista anche perchè è capace di arrivare all’essenza della musica brasiliana. E queste cose i favelados della Mangueira lo hanno capito, visto che hanno portato Bollani in giro con orgoglio per la favela, come un attore di telenovela, chiedendogli di tenere un piccolo concerto (insieme a lui solo Jobim ha suonato in una favela).

heitor villa lobosA me è piaciuto molto perchè in una certa misura mi ha rimandato con la mente ai Choros di Villa Lobos, probabilmente il compositore “classico” più importante (e popolare) del Brasile, Choros che conosco bene e che costituiscono una parte importante del repertorio della chitarra classica. Il consiglio per tutti gli altri “sfasati temporali” come me che ancora non si fossero procurati questo disco è di farlo prima possibile. Ci sono cose che non diventano vecchie e non passano di moda. Un po’ di orgoglio anche per noi italiani che possiamo sfoggiare un pianista di grande livello che ci fa fare belle figure in giro per il mondo. Ne abbiamo bisogno in questo periodo, per compensare un po di altri problemi interni. Diciamo.

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