Stupore a Rocinha (pastello su cartone)

Ho un quadro sul cavalletto da un po’ di giorni ormai, il mio pensiero nei momenti morti va alla “composizione” di questo quadro, a come il primo piano si relazionerà con lo sfondo, a che tono generale avrà questo dipinto. Il fatto di usare la pittura ad olio mi aiuta, nel senso che per il momento il quadro “asciuga” e io oltre a poter svolgere il mio lavoro di informatico nel frattempo lo osservo e mentalmente lo correggo.

L’unica cosa certa, come sempre, è il titolo o perlomeno l’argomento. Come ho già detto in occasione di “Saudade” che ho postato qualche settimana fa, anche in questo quadro tutto parte da un concetto che poi si raffina nel tempo, lavorandoci su. Nel caso del nuovo quadro il soggetto il primo piano è una bahiana con il suo vestito caratteristico, le sue collane colorate, e sullo sfondo scene di vita semplice , forse di altri tempi. I miei quadri rappresentano quasi sempre figure, impegnate nei loro gesti quotidiani. Non solo e sempre brasile, ma ora per questo quadro ho nella mente i colori di Carybé…spero di averli anche nelle mani quando riprenderò a lavorarci.

In attesa della conclusione di questo lavoro posto un pastello ad olio su cartone di un paio di anni fa, che ho chiamato “Stupore a Rocinha”, giusto per aggiungere altre cose alla categoria “I miei quadri”. Il tema delle favelas è molto presente in quello che dipingo; prossimamente pubblicherò altre cose sul blog e spiegherò meglio il motivo di un accanimento così forte per un tema apparentemente brutto come la povertà). Il pastello, in particolare quello ad olio che non richiede un fissativo,  è una tecnica che mi piace per la sua possibilità di conciliare disegno e pittura che sono per me molti vicini ma che obiettivamente richiedono un diverso impegno e tempo di realizzazione. Il pastello non è un surrogato della pittura, non esistono tecniche elettive e tecniche minori o di ripiego. Tutto va nella direzione di esprimere se stessi e quello che ci emoziona, e se per fare questo è sufficiente un semplice carboncino va bene così.

L’importante è sempre avvicinarsi all’arte con quella capacità di sperimentare e di divertirsi che non dovrebbe mai estinguersi; bisognerebbe sempe mostrare agli altri “la luce che ci brilla dentro”  come diceva qualcuno e provare ancora stupore per le cose.  Come questi due bambini della favela di Rocinha che in teoria, per la loro condizione, dovrebbero già aver visto tutto, ma vengono comunque ancora rapiti da qualcosa.

Stupore a Rocinha

Per vedere altri quadri potete visitare il mio sito web:
www.vincenzodambrosio.it

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