Alluvionati a Rio

Brasile

In questo blog generalmente parlo di un Brasile un po’ customizzato, forse anche un po’ idealizzato, fatto delle cose che mi attirano di più e che raccolgo quotidianamente da tanti canali, soprattuto dal web e da alcune amicizie che coltivo da tempo. Il blog è ancora acerbo, sono solo alcune settimane che è online e chiaramente non posso prevedere che destino avrà. L’intenzione è quella di portarlo avanti  per più tempo possibile, rubando qualche momento agli impegni giornalieri per lasciarvi qualche riflessione, con la speranza che  possa essere raccolta da qualche appassionato o curioso di passaggio.

Per mia scelta non parlo di attualità brasiliana, per due motivi di fondo: intanto perchè credo che non abbia tanto senso commentare da lontano le vicende di un paese straniero se non ci sono forti ragioni per farlo, come potrebbe essere per chi vi ha abitato a lungo o vi ritorna sistematicamente. Il secondo motivo è legato al fatto che c’è una grossa sfasatura temporale tra il mio Brasile e quello ufficiale. Mi piace scrivere di cose su questo blog che non seguono un criterio diacronico e che non sono legate ai fatti di tutti i giorni,  ma solo alle emozioni che mi invadono quando ascolto un CD, guardo un quadro o leggo una poesia che in qualche modo rimanda al Brasile.

Tuttavia oggi voglio mettere a posto questo sfasamento spazio-temporale e sincronizzarmi con la realtà brasiliana, che purtroppo non è piacevole. E’ di questi giorni la notizia, riportata dai telegiornali di tutto il mondo e molto amplificata anche da Internet, delle pioggie torrenziali che si sono abbattute sullo stato di Rio de Janeiro, creando enormi disagi e circa 150 vittime, con un numero di dispersi ancora da accertare.

Devo parlare di questa tragedia perchè non posso far finta che non sia successo niente, perchè per quanto sia legittimo (almeno credo) ritagliarsi come in un collage tutto quello che più ci piace di un mondo, non possiamo ignorarne tutto il resto, fingendo che sia  sempre tutto una telenovela, con quelle inquadrature accattivanti e quei colori saturi che fanno sembrare invitanti e caratteristici pure i morros delle favelas.

Questa alluvione mi ha fatto riflettere molto su una frase molto usata (abusata direi) che si usa spesso quando si parla di Brasile: “terra di grandi contraddizioni”. In genere per contraddizioni si fa riferimento ai “soliti” contrasti delle nostre società  (che si acutizzano in particolare in alcune zone del mondo) come quello tra ricchezza e povertà o tra modernità e tradizione. Cose che in Brasile acquistano forse un aspetto tristemente caratterizzante, perchè non potremo immaginare la cultura brasiliana senza alcuni scenari tipici come le favelas e le palafitte o senza tutte le commistioni che vengono dai riti pagani, come il candomblé).

La contraddizione più terribile è però, secondo me, il constatare in seguito a questi eventi quanto meravigliosa e allo stesso tempo vulnerabile sia questa terra; quanto la stessa natura che contribuisce a renderla così incantevole si possa volgere all’improvviso contro tutta la sua grazia e diventare distruttiva.  E’ un discorso che in un certo senso riguarda anche noi italiani, visto gli ultimi disastri naturali che hanno coinvolto il nostro paese, responsabilità e incoscienze costruttive a parte. Però qui le dimensioni di scala sono diverse: mi sono rimaste impresse le parole del sindaco della citta di Rio de Janeiro il quale quantifica in 0  (su una scala da 0 a 10) il livello di capacità di fronteggiare queste calamità naturali che la cità di Rio possiede.

Per le cause viene subito da pensare al fatto che la pioggia in una zona tropicale sia una cosa normale. Per le concause non so se la colpa di questa alluvione sia da attribuire al fatto che Rio è stata una delle prime città a crescere vertiginosamente, magari in maniera disordinata e non razionale; non so se è la conformazione orografica  con tutte quelle montagne di granito a non consentire all’acqua di disperdersi sufficientemente nel terreno, dissipando così la forza distruttiva, che probabilmente si moltiplica scendendo dai morros cementificati delle favelas.

Resta il fatto che 150 persone morte sono tante in una metropoli moderna, anche se viene giù in un giorno tutta la pioggia che deve piovere nel mese di aprile come mi è parso di capire. E’ un numero che fa impressione comunque  anche se poi fra qualche giorno a cidade maravilhosa ritornerà alla sua bellezza di sempre.

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