Kubitschek: Il presidente che non aveva paura di mischiare poesia e politica.

JKSto vedendo una miniserie brasiliana incentrata sulla vita di Juscelino Kubitschek che è stato presidente del Brasile dal ’56 al ’61, prima della dittatura militare. La miniserie, che con grande fantasia è stata chiamata JK (ma probabilmente è una citazione a JFK il film sul presidente USA Kennedy) è di 50 puntate, un intramuscolo rispetto alla durata delle telenovelas standard, ed è come al solito molto rifinita dal punto di vista scenografico,  della recitazione degli attori, delle musiche originali  e della ricostruzione della realtà storica. Ormai da questo punto di vista i prodotti della Globo hanno raggiunto un livello veramente notevole di qualità complessiva.

La biografia del protagonista poi ha reso tutto più facile agli sceneggiatori, che si sono trovati di fronte in pratica una telenovela già pronta:  Kubitschek proveniva da una famiglia povera, il padre era morto di tisi quando lui era piccolo, e nonostante questo la madre era riuscita a fargli studiare medicina con molti sacrifici. Dopo una brillante carriera da medico proseguita sul campo di battaglia come ufficiale medico nasce in Juscelino la vocazione per la politica. E lui si applica bene in questo nuovo ruolo, visto che in pochi anni ricopre tutte le posizioni più importanti, da sindaco a governatore, fino alla presidenza. E arriva anche al cuore del popolo brasiliano che lo considera come uno dei migliori presidenti della storia di questo grande e travagliato paese.

JuscelinoGiusto per capire di che parliamo ecco una foto del presidente JK nella fiction: la storia è divisa in due parti e c’è un Kubitschek giovane e uno adulto…questo è quello adulto. Per uno scherzo del destino viene facile fare una analogia tra l’attore (Jose WIlker) e un governante di casa nostra: le orecchie a sventola, la fronte alta, il sorriso “elettorale” e l’atteggiamento borioso sono tutte cose che conosciamo bene anche noi. Solo che mi viene da riflettere sul fatto che il brasiliano, forte del suo slogan “Cinquenta anos em cinco” (cinquanta anni in cinque), ha fatto realmente in cinque anni cose eccezionali, soprattutto considerando il periodo storico: ha costuito infrastrutture, ha rilanciato l’economia e l’educazione, ha tamponato il problema gravissimo della fame e della povertà, e soprattutto, ha costruito Brasilia, spostando la capitale come previsto dalla costituzione per rilanciare lo sviluppo interno del Brasile. E tutto questo avendo sistematicamente contro la dittatura militare, che cominciava a nascere. Insomma i meriti di questo presidente non sono una invenzione degli sceneggiatori ma frutto di una abilità organizzativa e politica che è molto rara trovare oggi, in generale.

Un’altra cosa curiosa che emerge dal film è il fatto che Juscelino usava un trucco per affascinare l’audience: aveva un ghost writer che gli scriveva i comizi. Il poeta Augusto Frederico Schmidt che era capace di scrivere versi come questi (tratti da Vazio):

“[…] A poesia fugiu do mundo.
O amor fugiu do mundo —
Restam somente os homens,
Pequeninos, apressados, egoístas e inúteis.
Resta a vida que é preciso viver.
Resta a volúpia que é preciso matar.
Resta a necessidade de poesia, que é preciso contentar.”

“[…] La poesia è fuggita dal mondo.
L’amore è fuggito dal mondo —
Restano  solamente gli uonimi,
Piccolini, frettolosi, egoisti ed inutili.
Resta la vita che bisogna vivere.
Resta la voluttà che bisogna uccidere.
Resta la necessità di poesia, que bisogna appagare.”

In questa giornata di “silenzio elettorale” mi viene da pensare a tutti i politicanti che si sono affollati sui pulpiti e che, facendo a cazzotti con l’avversario politico e con la lingua italiana, ci hanno inondato di luoghi comuni e delle solite promesse improbabili. Tutti sanno che anche la migliore politica non può tenersi lontano completamente dalla lusinga, ma  quello che irrita di più (almeno me) è sentire sempre le stesse parole, le stesse frasi, la solita demagogia. L’idea di assoldare un poeta è oggi assurda (perchè tutti si improvvisano poeti e  forse perchè pochi potrebbero fermarsi un momento per apprezzare la poesia), ma se parlate di “nuovo”…beh, almeno usate parole nuove.

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